Torre d’Isola → Pavia
LUNGHEZZA
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DISLIVELLO IN SALITA
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QUOTA MASSIMA
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ACQUA
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Chiesetta di Santa Sofia
TURITINERARIO
XIV
TORRE D’ISOLA
PAVIA
Per questa escursione si consiglia di raggiungere il punto di partenza di Torre D’Isola con l’autobus pubblico partendo da Pavia. Si tratta di un percorso che per un lungo tratto passa attraverso il parco della Sora, per cui si consiglia di prepararsi adeguatamente ad un’escursione immersa nel verde.
INIZIO
TORRE D’ISOLA
Una volta scesi alla fermata di Torre d’Isola , ci si troverà immediatamente in prossimità del complesso che comprende Villa Botta Adorno e la cappella di Santa Maria della Neve , che attualmente è chiesa parrocchiale. Mentre la prima risulta per la maggior parte del tempo chiusa al pubblico (è aperta per eventi o concordando la visita da parte di gruppi), si suggerisce la visita della chiesa parrocchiale che è invece solitamente aperta.
Terminata la visita, si segua poi un percorso, ciclabile o a piedi, che affianca la strada provinciale 130 per raggiungere Massaua.
Figura 2. Ciclopedonale che collega la frazione Massaua al comune di Torre d’Isola e interseca la ciclopedonale che porta a Cascina Santa Sofia.
Al punto A, sia chi è già sceso alla fermata di Massaua, sia chi arriva con la ciclopedonale B→A da Torre d’Isola, prenda perpendicolarmente alla SP130 la ciclopedonale che in 10’ porta a Cascina Santa Sofia, che è parte dell’abitato di Massaua .
Lungo la strada, si aggira il complesso di abitazioni di Cascina Santa Sofia scendendo in direzione del fiume e ci si trova tutto a un tratto di fronte alla storica Chiesetta di Santa Sofia che sta in uno Spiazzo sovrastante il Ticino (una ventina di metri) da cui si gode di un bel punto panoramico. La Chiesetta e lo Spiazzo sono senza alcun dubbio tra i luoghi più antichi e in parte leggendari di tutto il Lungo Ticino Orientale, legati come sono rispettivamente a Carlo Magno e a Leonardo da Vinci.
6.1 CARLO MAGNO MURATORE
Breve Storia
Paolo Diacono, storico longobardo, riferisce che nel 569, quando Alboino inizio l’assedio di Pavia, l’esercito longobardo prese posizione in questa zona a ovest della città. Qui si accampò Carlo Magno negli anni 773-774, quando assedio Pavia, e vi costruì una cappella quando volle accanto a sé la seconda moglie Ildegarde, in attesa di una bambina. Qui nacque la figlia di Carlo, Adelaide (Adelheid), che morì in Francia, sulle rive del Rodano, ancora in tenera età.
Narra il monaco di San Gallo che un certo giorno Carlo disse ai suoi, da gran costruttore qual era: “Facciamo qualcosa di memorabile, oggi, per non dover rimpiangere una giornata perduta nell’ozio. Sbrighiamoci a costruire una cappelletta per seguirvi le funzioni sacre, se la città non cadrà presto in nostre mani!” Detto ciò, chiacchierando tra loro presero calce e mattoni, legname e vernice e si misero al lavoro. Dalle dieci del mattino, prima di sera avevano costruito la basilica, muri, tetto, soffitto e dipinti, con l’aiuto delle reclute e di altri soldati, tanto che “nessuno, al vederla, avrebbe pensato che fosse stata fatta in meno di un anno”.
2) Historia Longobardorum, II, 26. Paolo Diacono indica con precisione la topografia dei luoghi.
3) Montalti Sangallensis Gesta Karol in M.G.H., Scriptorum, II, Hannoverae, 1829, p. 760.
UN PAPA IN ESILIO
Alla fine del 996 il venticinquenne Brunone, cugino dell’imperatore Ottone III, era Papa già da un anno col nome di Gregorio V. II giovane Papa fu scacciato dai romani dopo poco più di tre mesi. Si rifugiò qui, presso S. Sofia, e indisse un Concilio a Pavia nel febbraio 997 per scomunicare i suoi nemici. I romani elessero un antipapa, Giovanni Filagato, che occupò il soglio pontificio col nome di Giovanni XVI. Ai primi di febbraio del 998 le armate imperiali raggiunsero l’Italia e marciarono su Roma. I patrizi romani si barricarono in Castel Sant’Angelo, l’antipapa fu catturato mentre cercava di fuggire, fu accecato, gli furono mozzati il naso, la lingua e le orecchie. Poi fu legato su un asino, con la faccia verso la coda dell’animale, e fu mostrato a tutta Roma. Sulle rive del Ticino Gregorio V si ammalo di malaria perniciosa e mori a 27 anni, in Roma riconquistata, il 18 febbraio 999.
LA CAPPELLA
Giambattista Molo Bellinzona ricostruì col figlio Filippo nel 1576 la chiesetta di S. Sofia, in posizione panoramica sulla valle, non lontano dal ciglio del terrazzo che strapiomba per 20 metri nelle acque del Ticino. Sulla parete orientale fu affrescata una Crocifissione, affiancata dai santi Sebastiano e Rocco. Nel1635 fu costruita la sacrestia dietro l’altare e furono rifatti gli affreschi. Sotto la Crocifissione si leggeva il nome del committente Filippo Molo: …PHILIPPVS MOLVS F.F. ANNO DOMINI MDCXXXV. Ai lati della facciata erano murati due leoni medievali in pietra. Nel1655 si combatte all’assedio di Pavia e il porto di S. Sofia fu ancora usato a scopi militari. Fu costruito un ponte stabile sul Ticino. Nel 1658 passo da S. Sofia il duca di Modena, a capo di un esercito francese diretto all’assedio di Mortara.
Nel secolo scorso due porti si fronteggiavano: sulla sponda sinistra il porto austriaco e sull’altra, difronte, quello piemontese, sinché, ai primi di agosto del 1848, il Governo austriaco ordinò l’affondamento dei pontoni che servivano per l’approdo.
La cascina e la cappella hanno conosciuto un lungo periodo di abbandono. Nel 1927 una forte piena sposto ii corso del Ticino sotto il terrazzo. Ciò provoco il graduale cedimento della sacrestia e dell’angolo sud-est della chiesetta. Alla fine degli anni ’70 furono asportati dall’edificio, ormai in stato di abbandono, i due leoni medievali che ornavano la facciata e l’acquasantiera in pietra e furono irrimediabilmente distrutti gli affreschi secenteschi. Il nucleo più antico della cappella, che risale al 1576, e l’attuale presbiterio quadrato, coperto a volta, che recava sulla parete orientale il trittico di affreschi. Nel 1993 finalmente la cappella e stata restaurata, per volontà degli attuali abitanti di Santa Sofia.
6.2 SPIAZZO LEONARDESCO
Breve Storia
IL CINQUECENTO sulle rive del Ticino…
Leonardo da Vinci si fermò a Milano per 15 anni e frequento spesso il Castello, l’Università, l’ ambiente intellettuale di Pavia e quello mondano della famiglia Botta che risiedeva a Torre d’Isola..
Pare che qui, dal terrazzo di Santa Sofia che ospitava già dai tempi di Carlo Magno la Chiesetta “costruita da Carlo con le sue mani” assai prima, mentre assediava i Longobardi a Pavia, il grande inventore abbia compiuto i suoi primi esperimenti sul volo umano, all’età di quarant’anni (1492-93).
Tentativi di macchine volanti non riusciti, che precedettero il tragico volo più famoso, compiuto anni dopo da un colle di Fiesole.
Chiesetta di Santa Sofia
CHIESETTA DI SANTA SOFIA
Breve Storia
risale ai Franchi di sicuro se non a Carlo Magno; ma ai Celti non è provato
Secondo il racconto tramandato dal cronista Notekero Bàlbulo, Carlo Magno, mentre era impegnato nell’assedio di Pavia del 773-774, fece realizzare dai suoi uomini in un solo giorno la chiesa per poter meglio assistere agli offici divini[1]. Al di là della fantasiosa narrazione del cronista, sicuramente presso la chiesa sorse nel IX secolo una residenza di proprietà regia, nella quale soggiornarono Ludovico II[2] e Carlo il Calvo che, il 28 febbraio dell’876, qui (in Sancta Suphia iuxta Papiam) emise un precetto a favore del vescovo di Cremona Benedetto.
Nel XII secolo la chiesa era controllata dai monaci di San Pietro in Ciel d’Oro, che detenevano anche un porto sul Ticino a Santa Sofia[1]. Secondo il cronista pavese Opicino de Canistris nei pressi di Santa Sofia i celti fondarono inizialmente la città di Pavia, ma, per quanto in passato furono rinvenuti all’interno del territorio reperti dell’età del bronzo e celtici[2], recenti indagini archeologiche non hanno fatto riemergere tracce di tale insediamento[3]; mentre da documenti notarili del XIII secolo siamo informati che nei dintorni della chiesa esisteva una struttura fortificata, castellarium, provvisto di due torri rotonde[2], forse riconducibile alla residenza regio di età carolingia. Sempre nel Duecento, i monaci di San Pietro in Ciel d’Oro per potenziare la produttività agricola della zona fondarono un borgo nei pressi della chiesa.
Nel 1522, un grande esercito francese, guidato da Odet de Foix, si accampò presso la chiesa, per poi muovere contro Pavia, che verrà assediata senza successo. Nel 1576 la chiesa fu fatta ricostruire da Giambattista Molo Bellinzona e nel 1635 fu riaffrescata e dotata di sacrestia. Caduta in stato di forte abbondono nel corso del XX secolo, tanto che la piena del Ticino del 1927 rischiò di cancellarla del tutto[4]. L’edificio è posto infatti sulla sommità di alto e panoramico terrazzo alluvionale posto sulla riva sinistra del Ticino a circa 8 chilometri a ord-ovest di Pavia che, dalla chiesa, scende a strapiombo verso il fiume con un dislivello di circa 20 metri[2].
La piena del 1927, erodendo parte del terrazzo, provocò il crollo della sacrestia e il cedimento dell’angolo sud-est della chiesa.Negli anni successivi furono asportati dalla facciata due leoni in pietra romanici che l’adornavano, l’acquasantiera e gran parte degli affreschi andarono persi[4]. La chiesa fu restaurata nel 1993[5] ed ora utilizzata per manifestazione, mostre d’arte e vi vengono anche celebrati matrimoni.
Descrizione
Santa Sofia si trova sulla riva sinistra del Ticino, a monte di Pavia. Questi luoghi vissero assedi, guerre e invasioni, per la conquista e il controllo della citta. Un porto si trovava lungo il fiume; la cappella e il borgo-cascinale occupano una posizione alta, sul terrazzo.
Per non parlare poi del Porto di Santa Sofia situato nel meandro del fiume e in uso fino al XIX secolo a cui si accedeva da Pavia proprio dalla Strada Vicinale del Porto di Santa Sofia. Riprendendo l’alzaia lungo Ticino si attraversa l’abitato meno ‘rivierasco’ di Massaua e si ritorna alla strada provinciale 130 su cui sbocca dalla via Agostino Depretis. A questo punto non c’è verso, purtroppo, che seguire per poco meno di un altro chilometro la provinciale, peraltro poco trafficata, con prudenza se si è in bici e tenendo sempre rigorosamente la sinistra e in fila indiana sul marciapiede se si è a piedi. Subito dopo l’unica curva della strada provinciale 130 (a sinistra e piuttosto decisa), prendere a destra per la strada ad uso esclusivamente pedonabile o ciclabile.
Foto 5: Lasciare la SP130 e seguire le indicazioni per il Parco di Golf (di Pavia)
La strada si addentra nel Parco della Sora , diventando presto un sentiero lungo Ticino. E costituisce la parte naturalistica più attraente dell’escursione lungo il fiume seguendone un ultimo meandro finale nei residui 5 o 6 km fino al Ponte Coperto di Pavia.
Il percorso da seguire è comunque dritto fino al fiume, e non si piega a sinistra, su uno sterrato che il fiume segue in parallelo, se non a un bivio finale in cui, continuando diritto, si finirebbe in spiaggia. Lo sterrato diventa sentiero che procede rasente al fiume. Si passa davanti a cartelli e attrezzature di percorso della salute. Sempre lungo fiume si esce dal bosco, il nostro sentiero attraversa un ponte detto del Navigliaccio.
Sempre lungo Ticino, Il primo dei ponti sotto i quali si passa è quello della ferrovia, poi il Ponte della Libertà, conosciuto anche con il nome di Ponte dell’Impero, l’unico in cui in auto, dalla tangenziale, si entra in città da sud.
Il celebre Ponte Coperto è infatti diventato a senso unico per i mezzi in uscita da Pavia.
Il Ponte coperto è infatti diventato a senso unico per i mezzi in uscita da Pavia.
PONTE COPERTO di PAVIA
Breve Storia
Il ponte coperto sul Ticino, è il simbolo di Pavia. Si tratta di una ricostruzione non del tutto fedele, di quello datato 1354 che fu distrutto durante un bombardamento aereo nel 1944. Secondo una leggenda, durante la notte di Natale dell’anno 999, molti residenti del quartiere di Borgo Ticino volevano recarsi alla messa di mezzanotte in città, ma le barche che avrebbero dovuto traghettarli sulla sponda opposta del fiume si trovavano in difficoltà a causa della fitta nebbia.
All’improvviso arrivò un uomo vestito di rosso, il diavolo, che propose di costruire immediatamente un ponte in cambio di avere l’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. Tra la folla c’era l’arcangelo Michele, accorso dalla chiesa poco distante, che lo riconobbe e accettò il patto. Il diavolo fece degli strani disegni sul terreno e subito il ponte apparve; un attimo dopo,l’arcangelo fece passare per primo un caprone. Il diavolo, arrabbiato per essere stato ingannato, scatenò una tempesta, ma il ponte restò intatto; il diavolo quindi fuggì e i pavesi, riconoscenti, fecero costruire una piccola chiesa al centro del ponte. Il ponte divenne così anche il Ponte del Diavolo.
Descrizione
Durante l’epoca romana, nell’antica città di Ticinum, vecchio nome di Pavia, era presente un ponte che collegava le due rive del fiume all’altezza del moderno Ponte Coperto. Di questo ponte rimane, facilmente visibile nei periodi di magra, la base di un pilone centrale, in trachite, una roccia tipica dei colli Euganei. La direzione del pilone, leggermente disassata rispetto a quella dei ponti medievale e moderno, indica che in epoca romana la direzione della corrente del fiume era diversa. Un altro pilone del ponte romano si poteva vedere fino a pochi anni fa presso la sponda sinistra, ma è stato coperto di terra per ampliare la riva.
La costruzione del ponte romano si fa risalire all’epoca di Augusto.
Il ponte distrutto dalla guerra fu costruito a partire dal 1351 sui ruderi del ponte romano, su progetto di Giovanni da Ferrara e di Jacopo da Cozzo, fu completato nel 1354, coperto e dotato di dieci arcate irregolari e di due torri alle estremità, che servivano per la difesa. L’aspetto di questo ponte, anche se con sole sei arcate, è visibile negli affreschi di Bernardino Lanzani (1524 circa) all’interno della chiesa di San Teodoro. Durante la costruzione delle mura spagnole, nel XVII secolo, la prima arcata e mezza verso la città e la prima arcata dal lato del borgo furono comprese nei bastioni e quindi chiuse. Successivamente furono aggiunti un portale d’ingresso dalla parte del Borgo Ticino, terminato nel 1599 per il passaggio dell’arciduchessa Margherita d’Austria, una cappella al centro del ponte in onore di San Giovanni Nepomuceno 1746, santo invocato tradizionalmente contro alluvioni ed annegamenti, e infine anche un portale di ingresso dalla parte del centro storico, eretto da Carlo Amati (1822).
Il ponte trecentesco durò fino al settembre del 1944, Alla fine della guerra si svolse un aspro
dibattito sull’opportunità di ripristinare il vecchio ponte o di demolirlo. Per timore di crolli che
avrebbero potuto far straripare il Ticino, nel febbraio 1948, il Ministero dei lavori pubblici fece
demolire con la dinamite l’antico manufatto.
Nel 1949 iniziò la costruzione del nuovo ponte su progetto di Ferdinando Reggiori, come una copia di quello storico, che fu inaugurato nel 1951. Durante lo scavo dei piloni del nuovo ponte furono rinvenuti numerossimi reperti archeologici, in parte purtroppo dispersi, che coprono un arco cronologico che va dall’età romana per arrivare fino a quella moderna, alcuni di essi, come l’importante Sella Plicatilis, rarissimo esempio di arredo altomedievale.
Sul portale d’ingresso dalla parte della città un’epigrafe cita: “Sull’antico varco del ceruleo Ticino, ad immagine del vetusto Ponte Coperto, demolito dalla furia della guerra, la Repubblica Italiana riedificò”.
Il ponte è posizionato trenta metri più a valle rispetto all’originale in maniera esattamente
perpendicolare alla corrente del fiume, mentre quello antico seguiva la linea immaginaria che
congiunge strada Nuova, che parte dal centro di Pavia con la via dei Mille situata dalla parte del Borgo Ticino; inoltre la piccola cappella al centro è stata ricostruita con orientamento opposto a quella originaria. Le modifiche avevano lo scopo di migliorare la viabilità sul ponte e facilitare al contempo lo scorrimento delle acque del fiume.
Nel 2005, in occasione del 50º anniversario della morte di Albert Einstein, nella parte centrale del ponte è stata posta una targa con queste parole: An die schöne Brücke in Pavia habe ich oftgedacht (“Ho spesso pensato a quel bel ponte di Pavia”). Tale frase fu scritta dal grande scienziato in una lettera ad un’amica italiana del 1947 e si riferiva al periodo che egli aveva trascorso, tra i sedici e i diciassette anni di età, a Pavia, periodo nel quale aveva composto il suo primo articolo a tema scientifico.
Nel pomeriggio sulla via del ritorno alla stazione ferroviaria, volendo c’è tutto il tempo per visitare San Teodoro (che è proprio nei pressi del Ponte Coperto) e la documentazione pittorica di Pavia antica che vi si conserva e la celebre chiesa medievale di San Michele (piazza S. Michele, Pavia). Tutta la città però merita una bella visita approfondita per il castello, le chiese, le piazze e i palazzi, e resa ancor più piacevole dal clima gioioso che i locali di una città, sede di un’importante università, possono garantire.
SAN MICHELE (P.zza San Michele, Pavia)
Breve Storia
La basilica di San Michele Maggiore è uno degli edifici meglio conservati del romanico europeo. La costruzione iniziò nei primi decenni del XII secolo, con una interruzione dovuta al terremoto del 3 gennaio 1117, e fu sicuramente completata entro l’anno 1155.
Nella Basilica, lunedì 17 aprile 1155 Federico Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia, all’età di 32 anni e la chiesa ospitò nei secoli altre fastose cerimonie ed incoronazioni.
Descrizione
Risulta caratterizzata dalla facciata in arenaria, pietra fragile, che ha evidenziato nel corso dei secoli un degrado dell’involucro esterno della chiesa rendendo pressoché illeggibile al giorno d’oggi lo straordinario apparato plastico della facciata.
La facciata a vento, con terminazione a capanna, è inquadrata da massicci contrafforti e tripartita da eleganti lesene polistili corrispondenti alle navate interne. La pianta a croce latina è scandita da massicci pilastri cruciformi alternati che reggono volte a crociera. Sopra le navate minori si aprono i matronei illuminati da finestre. Il transetto molto sporgente sul perimetro rettangolare, e provvisto di facciata autonoma sul lato nord, è voltato a botte e sull’incrocio si innesta la cupola chiusa esternamente dal tiburio ottagonale decorato da una loggetta analoga a quella di coronamento della facciata e dell’abside. Sotto al presbiterio è situata la cripta suddivisa in tre navate.
fonte: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/PV240-00003/
SAN TEODORO (P.zza San Teodoro, 3 Pavia)
Breve Storia
È comunemente accettato che la chiesa attuale insista sul sito di una prima fondazione risalente alla metà dell’VIII sec., legata all’attività del vescovo Teodoro. Di questo primo edificio di età tardo longobarda nulla si sa, e l’area non è purtroppo mai stata interessata da indagini archeologiche.
La chiesa che si visita oggi è stata costruita nell’ultimo quarto del XII secolo, e può essere scelta, per tanti versi, a campione del tipo più usuale di chiesa pavese di età tardoromanica (metà-fine del XII sec.).
La chiesa fu rimaneggiata nel 1510 e nel 1692-1693. Infine è stata riportata nelle forme originarie coi restauri del 1887 e del 1904-1909.
Descrizione
San Teodoro è stata edificata in stile tardo romanico in cotto lombardo. Ha impianto basilicale con tre absidi, di cui quella centrale è più profonda, articolato in tre navate di tre campate ciascuna, con il transetto appena accennato. La navata centrale è larga il doppio di quelle laterali. La copertura è a volte a crociera rette da pilastri cruciformi di tipo romanico non perfettamente allineati. Le campate corrispondenti al transetto hanno volta a botte. Al di sopra del transetto è posto il tiburio, suddiviso in una parte inferiore, costituita da una galleria di archi su colonnine, e da una superiore di dimensioni inferiori. Il tutto è sovrastato da una lanterna. Sul lato meridionale sono disposti la sacrestia e il campanile della metà del XVI secolo.Sulla parete sinistra del transetto si trova l’affresco che raffigura il Ciclo delle storie di San Teodoro, realizzato da un anonimo artista lombardo nel 1514 nell’ambito del rinnovo della decorazione della chiesa voluto da Luchino Corti, come attesta l’iscrizione posta nella cornice superiore. Il ciclo è composto da 12 riquadri, disposti in tre fasce con scene descritte nei minimi particolari.
Nella prima campata della navata sinistra, dietro il battistero, vi è una veduta (a volo d’uccello) di Pavia, commissionata dal parroco Giovanni Luchino Corti come ex voto civico per la vittoria nell’assedio del 1522.
La cripta ospita l’arca in granito di San Teodoro e il monumento funerario del prevosto Luchino Corti, della prima metà del Cinquecento. Sulle pareti sono presenti tracce d’affreschi quattrocenteschi.
fonte: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/PV240-00024/
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Teodoro_(Pavia)
Carta itinerario del percorso
Torre d’Isola – Pavia




