Magenta → Castelletto di Cuggiono
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Parco pubblico Enrico Mylius Boffalora Sopra Ticino; Casa dell’acqua di Bernate Ticino; parco con ingresso da Piazza SS. Giacomo e Filippo a Castelletto di Cuggiono
Il percorso è raccomandato in bicicletta.
A piedi meglio un percorso sottoinsieme: Boffalora – Bernate – Lanca di Bernate – Castelletto di Cuggiono; con ritorno a Boffalora costeggiando il Naviglio Grande, in tutto 12 km. Ma in tal caso, arrivando in treno da Milano l’unica soluzione è coprire i circa 5 Km A/R tra Stazione di Magenta e Boffalora con un MOVIBUS, linea z641.
Un limite (con l’attuale orario) è però l’ultima partenza del mattino per Boffalora, che è alle 06:41. Serve una partenza alle 5AM da Milano Centrale. Si consiglia telefonare per verifica a MOVIBUS, (tf. 0331-566222).
ITINERARIO
VII
MAGENTA
CASTELLETTO DI CUGGIONO
In questo tratto visiteremo bellezze naturalistiche e architettoniche sempre lungo il Naviglio Grande. Attraverseremo Boffalora con il suo celebre Barchètt, Bernate dove si trovano la Chiesa di San Giorgio Martire e Palazzo Visconti, ci dirigeremo verso il Ticino per ammirare
il meraviglioso spettacolo naturalistico della lanca di Bernate, per raggiungere infine Castelletto di Cuggiono e la suggestiva Villa Clerici.
INIZIO
MAGENTA
La nostra escursione ha inizio a Magenta e il tragitto ci porterà a Castelletto di Cuggiono, permettendoci di ammirare bellezze storiche come la Canonica di Bernate e naturalistiche come la magnifica lanca di Bernate, seguendo sempre in parte il percorso dei pellegrini medievali sull’antica Via Francisca del Lucomagno. Partendo dal centro di Magenta prendere la Strada Ponte Vecchio e successivamente proseguire per Viale Isonzo in direzione ovest fino a raggiungere il Ponte Vecchio: da qui si riprenda l’Alzaia Naviglio Grande verso nord-ovest e si prosegua, oltrepassando anche Ponte Nuovo, per circa 20 minuti fino a giungere a Boffalora Sopra Ticino, comune di 4.099 abitanti situato nell’estrema propaggine occidentale della Provincia di Milano, al confine con il Piemonte.
PONTE NUOVO DI MAGENTA
Breve Storia
In passato passava sul Ponte Nuovo la cosiddetta strada Vercellese, mediante la quale si raggiungeva il Ticino. In epoca Austriaca in prossimità del ponte era stata collocata la dogana, dal momento che il fiume costituiva il confine tra il Lombardo Veneto e il Regno di Sardegna. Durante la Battaglia di Magenta gli Austriaci non riuscirono a far saltare in aria il ponte come invece erano riusciti a fare a Boffalora e a Ponte Vecchio, ciò causò un accanirsi di scontri tra l’esercito austriaco e francese sul ponte che fu più volte alternativamente riconquistato.
Una quindicina di anni dopo (1872) la Dogana Austriaca fu riconvertita in fabbrica di fiammiferi S.A.F.F.A. Per opera di Giacomo de’ Medici. Nel 1903 questa fabbrica contava 1277 dipendenti con una produzione giornaliera di 60 milioni di fiammiferi, una delle maggiori in Italia nel suo settore.
Il comune è attraversato nella sezione centrale dal Naviglio Grande che divide letteralmente il paese in due (parte alta e parte bassa) e dal Ticino nella sua periferia occidentale. L’elemento più importante del paesaggio è sicuramente il Ponte di Boffalora sul Naviglio, realizzato in pietra nel 1603.
PONTE DI BOFFALORA
Breve Storia
Il ponte in pietra a due luci era stato realizzato nel 1603 con grossi blocchi di granito e bugnato. Siccome Boffalora costituiva punto di passaggio per raggiungere il Piemonte, nei pressi del ponte, in corrispondenza dell’attuale piazza Matteotti, era stato costruito un portico da utilizzare come porto-dogana con accesso diretto al Naviglio Grande.
Vicino al ponte si trova un moderno approdo dove solitamente si trova ormeggiata la riproduzione del cosiddetto “barchett de Boffalora”, una piccola imbarcazione che permetteva il trasporto passeggeri tra le stazioni di Turbigo, Boffalora, Robecco sul Naviglio, Abbiategrasso, Gaggiano, Corsico e Milano, servizio voluto dagli abitanti di Cuggiono nel 1552 e particolarmente attivo a metà Ottocento, soprattutto tra le classi povere della popolazione, al punto da diventare l’ambientazione e il titolo di una popolare commedia dialettale scritta da Cletto Arrighi nel 1870.
Come Ponte Vecchio anche questo ponte fu distrutto dalle truppe Austriache durante la Battaglia di Magenta ed in seguito ricostruito.
Boffalora lega gran parte della sua storia al Barchétt, un servizio di trasporto fluviale lungo il Naviglio che lo collegava a Milano fin dal 1645: è possibile vedere una riproduzione dell’iconica barca utilizzata all’epoca.
Nel corso del XVIII secolo il comune è stato protagonista del fenomeno di diffusione delle ville di villeggiatura dei nobili milanesi, di cui rimangono Villa Calderari e Villa Gidi. Attraversare Boffalora proseguendo lungo l’Alzaia sempre verso nord-ovest, superare l’Autostrada A4 Torino-Trieste e in poco più di 10 minuti si giungerà a Bernate Ticino, comune di 3.023 abitanti. Si continui sull’Alzaia fino al Ponte sul Naviglio Grande, qui girare a sinistra imboccando Via Vittorio Emanuele.
Percorrendola si incontreranno i due punti di maggiore interesse storico-architettonico del comune, assolutamente da non perdere: la Canonica di Bernate e l’adiacente Palazzo Visconti. La Chiesa di San Giorgio Martire, più comunemente conosciuta come Canonica, è il principale luogo di culto di Bernate.
Canonica di Bernate, Bernate Ticino
Le origini della Canonica risalgono al 1186 grazie a Papa Urbano III della famiglia Crivelli. L’attuale Chiesa di San Giorgio, edificata sopra la struttura originaria, fu voluta da Don Desiderio Tirone che ne affidò la costruzione ai maestri di muro Bernardo e Giacomo Mottello di Lonate, su disegno dell’Architetto Martino Bassi. La chiesa possiede una cripta, un altare e un chiostro visitabili, il campanile è in stile tardo-gotico con bifore ed archetti. La parte residenziale della Canonica, il cui fronte principale è rivolto verso il Naviglio, è Palazzo Visconti, chiamato anche “castello” a causa delle sue particolari forme che ricordano il Castello di Cusago. È stato costruito nel XV secolo inizialmente proprio come castello fortificato per poi essere trasformato in villa per villeggiatura.
CANONICA LATERANENSE DI BERNATE TICINO
Breve Storia
Il primo insediamento in questa zona risale all’epoca romana (almeno al IV secolo d.C.) quando è documentato un insediamento fortificato chiamato Castrum Brinati, a protezione del guado sul Ticino e quindi della strada che lo raggiungeva. Nel 962 diventa feudo imperiale e quindi il primo accenno all’esistenza della chiesa castrense di S. Giorgio risale al 1045, quando in un documento firmato dall’imperatore Enrico III, il Nero, vengono citati sia la chiesa che il castrum. Nel 1064 la chiesa castrense è oggetto di permuta tra il monastero piemontese di Fruttuaria e il monastero di S. Vincenzo a Milano e da questo poi passano a quello di S. Ambrogio. Nel 1150 l’abate di S. Ambrogio cedette in feudo le terre e i possedimenti di Bernate alla potente famiglia dei Crivelli, che raggiunse il momento di massimo splendore nel 1185 quando divenne papa Ubaldo Crivelli con il nome di Urbano III. L’anno successivo questi fondò la Canonica di Bernate Ticino, trasformando il Castrum, e dando l’incarico di seguire i lavori al priore dell’abbazia di Crescenzago, che seguiva la regola di S. Agostino. Tra i vari privilegi di cui investì la nuova Canonica ci fu anche l’esenzione monastica, ossia il diritto di dipendere solo dal Vescovo di Roma, garantendogli una certa autonomia e prosperità che durò fino al 1498, quando papa Alessandro VI, la eresse in Commenda affidandola a Antonio Stanga, segretario personale di Ludovico il Moro.
Nel 1511 alla Canonica di Bernate fu concesso il titolo di Lateranense, aggregandola a S. Giovanni in Laterano, perdendo per sempre l’esenzione monastica.
I Canonici si impegnarono tra il 1582 e il 1618 nella costruzione della nuova chiesa, sempre dedicata a S. Giorgio, su progetto dell’architetto Martino Bassi.
La congregazione religiosa fu definitivamente soppressa da Maria Teresa nel 1772 e tutti i beni venduti all’asta.
Descrizione
Il complesso della Canonica di Bernate è costituito da vari interessanti elementi:
- la chiesa castrense, detta anche “la cripta”, sotto la sacrestia dell’attuale chiesa di S. Giorgio si trova la cappella castrense datata tra IX e X secolo. Al centro del pavimento si riconosce una depressione che è stata interpretata come il primitivo battistero. Probabilmente all’epoca dei Canonici Regolari era utilizzata per le funzioni nel periodo invernale.
- La chiesa di S. Giorgio Martire, sopra la chiesa castrense i Canonici edificarono una nuova chiesa (odierna sagrestia), che fu ampliata all’inizio del XIII secolo. La facciata aveva finestre a tutto sesto e nella parte superiore si trovava un bassorilievo quattrocentesco raffigurante S. Giorgio che uccide il Drago, accompagnato dalla figura della principessa e di un canonico. La chiesa attuale (1582-1618) è opera di Martino Bassi, con l’intervento in corso d’opera dei capimastri Bernardo e Giacomo Mottello di Lonate. La chiesa cinquecentesca è perpendicolare alla precedente, che viene riutilizzata in parte come presbiterio e in parte come oratorio. Nell’abside venne collocato un bel coro ligneo e di grande impatto è la vista della cupola a base ottagonale.
- La lunetta campionese, oggi conservata nel presbiterio, in origine (nel Trecento) si trovava sopra il portale di accesso della chiesa medievale. L’opera unisce elegantemente elementi del gotico pisano con il romanico ed è attribuita al mastro Bonino da Campione (1350-1397). Vi sono raffigurati la Madonna in trono con Bambino, S. Giorgio e il Drago, il feudatario committente dell’opera, Lamberto Crivelli, e S. Giacomo Apostolo (con i segni iconografici del pellegrino, allude quasi certamente ad una delle funzioni più importanti della Canonica per l’ospitalità dei pellegrini diretti verso i luoghi santi).
- Il Chiostro, è datato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, come la chiesa e forse anche in questo edificio può essere intervenuto il Bassi. Al tempo della fortificazione romana (il castrum Brinati) era la piazza d’armi per le esercitazioni militari.
- Il campanile, presenta un duplice stile architettonico: romanico alla base e gotico a partire dalla cella campanaria, sotto la quale si trova un bassorilievo che riproduce gli stemmi dei Carugo e dei Visconti legati da un festone nuziale, a ricordo del matrimonio tra gli esponenti di queste due casate che avvenne a Bernate.
- Il Palazzo Visconti, è l’esito della trasformazione della Canonica in Commenda all’epoca di Antonio Stanga. E’ ben riconoscibile anche da Naviglio grazie all’armonioso loggiato a nove archi posta al primo piano. Il soffitto è a cassettoni e pitture raffiguranti santi, martiri e i segni zodicali.
- La Deposizione di Cristo, è datata intorno al 1585 e attribuita a Simone Pertezano, il maestro di Caravaggio, insieme alla sua bottega.
Per le informazioni di visita del monumento bisogna rivolgersi all’Associazione Culturale Calavas.
Dopo la visita culturale è il momento di dedicarsi all’aspetto naturalistico dirigendosi verso la celebre lanca di Bernate, elemento chiave di questo ultimo tratto del cammino. Si percorra Via Vittorio Emanuele fino all’incrocio con Via della Piarda, imboccarla girando a destra, poi a sinistra e di nuovo a destra rimanendo sulla medesima via. Continuare uscendo dall’abitato e dirigendosi in direzione nord-ovest verso il Ticino. Dopo circa 20 minuti di tragitto si giungerà in un’ampia radura circondata dal bosco dove al centro è collocata una pietra scolpita che si configura come il Calendario Celtico (medhelan). Probabilmente si tratta di un luogo sacro chiamato nemeton. Sulla pietra sono incise lettere che rappresentano l’iniziale dell’albero cui corrisponde un mese lunare. Prolungando con lo sguardo il raggio della pietra che indica il simbolo di ciascuna pianta le possiamo scorgere nel bosco circostante in un ambiente unico e suggestivo. Spostandosi leggermente ad ovest si incontrerà finalmente la splendida lanca di Bernate. Una lanca è un meandro fluviale abbandonato per la diversione dell’alveo principale: è dunque un meandro morto le cui acque formano uno stagno. Sono ambienti tipici delle pianure alluvionali, importantissimi per l’equilibrio degli ecosistemi e di elevato interesse scientifico per la flora e fauna presente.
La lanca di Bernate, a forma di arco, lunga e stretta, è uno dei gioielli del Parco del Ticino: l’habitat naturale è ricco di molte specie animali ittiche, anfibie e volatili come folaghe, gallinelle, germani e aironi cinerini e sulla terraferma volpi, lepri e ricci, il tutto inserito in una vegetazione rigogliosa e lussureggiante che conferisce al paesaggio un aspetto bucolico e lo rende un vero e proprio locus amoenus.
Lanca di Bernate, Bernate Ticino
Dopo aver goduto di queste meraviglie paesaggistiche proseguire verso nord costeggiando il fiume Ticino per poi piegare a nord-est alla volta di Castelletto di Cuggiono dove si arriva in circa 20 minuti dalla lanca. Castelletto è l’unica frazione di Cuggiono, comune di 8.163 abitanti della Provincia di Milano. A Castelletto si trova Villa Clerici, edificio risalente al Settecento commissionato dalla famiglia Clerici di Rovellasca all’architetto Lurani.
VILLA CLERICI
Breve Storia
Anche se la villa è legata ai Clerici, nota famiglia di banchieri, la sue storia è molto più antica, poiché sorge sui resti dell’antica fortificazione di Castelletto di Cuggiono (citata in un primo documento nel 988).
A metà del Seicento era già stata trasformata in una piccola casa da nobile di proprietà dei marchesi Crivelli, che però la cedettero agli Omodei di Milano, i quali erano fortemente indebitati con Giorgio Clerici, banchiere in forte odore di usura e dai titoli nobiliari piuttosto vaghi. Saranno i discendenti a collezionarne quanti più possibile.
Giorgio Clerici si arricchiva a ritmi vertiginosi, al punto che non aveva tempo per assumere pittori per affrescare le sue ville (risiedeva a Copreno frazione di Lentate sul Seveso, ma aveva altre splendide ville quali Villa Carlotta a Tremezzo e la villa Simonetta di Niguarda per esempio) e pertanto preferiva acquistare tele fino a costituire una importantissima collezione privata, che però purtroppo è andata dispersa.
Non sappiamo a chi diede l’incarico per il progetto architettonico della villa di Castelletto di Cuggiono anche se si è fatto il nome di Girolamo Quadrio (architetto del Duomo di Milano) o di suo figlio Giuseppe.
Alla morte di Giorgio Clerici (1668) la villa era certamente terminata almeno nella sua parte centrale. Il massimo splendore lo raggiunse all’epoca di Anton Giorgio Clerici (1715-1768), a cui spetta la costruzione della scenografica scalinata verso Naviglio, su progetto già esistente, e l’abbellimento del giardino con pergolati, statue, vasi, erbe e fiori profumati e rari animali esotici.
A ereditarne i beni fu Giorgio Clerici, che si indebiterà per sostenere la causa risorgimentale e sarà costretto a vendere la villa a due industriali, Cornelli e Buffa, che vi installeranno una tessitura. Per alloggiare i macchinari verranno demoliti i tavolati interni e insieme all’incuria del giardino inizierà un periodo tragico per la villa che ancora oggi versa in stato di quasi abbandono.
Descrizione
La villa, di grande impatto scenografico, viene inclusa nelle incisioni settecentesche di Marcantonio Del Re, che si sofferma a descriverla: «Lungo la corrente di questo Canale [Naviglio], in distanza di miglia 8 dalla Città, si rappresenta a chi monta contro il corso delle acque alla destra la magnifica Villa di Castelletto, con aggiunto di Cuggiono, Luogo assai abitato, e non molto da essa discosto… Al presente però riceve il pieno lustro, avendola fatta ridurre a compimento sua Eccellenza il Sig. Marchese Don Anton-Giorgio Clerici, … il quale la volle arricchita di tutte le delizie, ed ornamenti, che dal buon gusto della età nostra si possano desiderare. Chi per Nave a quella villa si porta, si trova la comodità di nobilissimo sbarco, lavorato in forma teatrale e fiancheggiato con balaustre frammezzate da piedistalli con statue di vivo Sasso. Posto il piede a terra, si monta al magnifico Palazzo con 5 ordini di salite, le quali apprestano le posate sopra di altri ripiani, né quali si scoprono altrettanti ameni Giardini, ripartimento di Spalliere di agrumi, di Vasi, di Piante, di Figure e di qualunque altro ornamento. Si trovano pavimenti in essi ben distribuiti, Parterre, Rondò, e Bersò, o sieno portici verdi per il comodo di passeggiare al coperto dà raggi del Sole. Nel terzo dé nominati Giardini serve di vaghissima Prospettiva una specie di Teatro, lavorato a Mosaico con tale Maestria, e sì plausibile idea di Architettura, che difficilmente altrove rinvenir se ne possa somiglievole… A dir tutto in compendio, avendo Sua Eccellenza ridotta a perfezione la magnifica idea del suo grande Proavo in riguardo alle delizie dé Giardini, dé Viali, coperti e scoperti, come pure dé magnifichi preziosi Arredi, che adornano e le Sale, e le Stanze; volle aggiungervi i Parchi, i Serragli, e le Caccie acciò nulla manchi per farla riconoscere una delle più belle e nobili Ville, che ritrovare si possano nella Lombardia»
La villa presenta la consueta pianta a U, con una corte d’onore, verso strada. La particolarità è che tutti i locali che si vedono sono quelli di rappresentanza: la vista della servitù disturbava i signori e quindi tutti gli accessori e i servizi (ad esempio le cucine) sono collocati nei sotterranei, come pure un corridoio che collegava le due ali laterali più lunghe che permetteva ai servi di spostarsi da un blocco all’altro.
Altra curiosità: la villa è dotata di 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno; secondo una leggenda esiste però una finta finestra che negli anni bisestili veniva aperta e poi ritamponata.
Di proprietà privata non è visitabile.
Si consiglia di pranzare presso l’Osteria del Ponte Via Alzaia 2 da cui è possibile godere di una meravigliosa vista sul Naviglio oppure presso il ristorante La Pirogue, Via al Ponte 10 o l’Osteria Alta, Piazza Castelletto 21.
Carta itinerario del percorso
Magenta – Castelletto di Cuggiono





