Somma Lombardo
→Vizzola Ticino
LUNGHEZZA
–
kilometri
DISLIVELLO IN SALITA
Metri
Metri
QUOTA MASSIMA
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Metri
DIFFICOLTÀ
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ACQUA
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Stazione ferroviaria di Somma Lombardo; Parco Falcone e Borsellino di Somma Lombardo
ITINERARIO
II
SOMMA LOMBARDO
PANPERDUTO
VIZZOLA
La Diga del Panperduto è il tema centrale di questo percorso.
Se il Ticino è l‘unico estuario del Lago Maggiore, succede che, a partire dalla Diga, dal Ticino nasce tutta un’idrografia di corsi d’acqua, con una molteplicità di canali o di sottocanali.
Ma tutto riconfluirà di nuovo nel Ticino prima che affluisca nel Po – con la sola eccezione del Villoresi che, deviando a Est, diventerà invece un affluente dell’Adda.
Ma c’è anche una bella passeggiata per le vie di Somma, città aprica e storica che vale assolutamente la pena esplorare. Basta menzionare il Castello Visconti di S. Vito, imperdibile.
A proposito, qui i casi sono due:
- Se si sceglie un giro a piedi per Panperduto e Somma (in tal caso la visita al Castello, converrà spostarla al ritorno dalla Diga), si riprenderà il treno ancora a Somma (Tocca il Pulsante Somma e Panperduto A Piedi per dettagli).
- Se invece si vuol fare una sgambata in bici Somma-Pamperduto –Vizzola, conviene visitare subito il Castello: il ritorno in treno non potrà che essere da Malpensa T1.
SOMMA E PANPERDUTO a piedi
E se allora volessi fare un giro a piedi per Panperduto e Somma? Converrà allora visitare il Castello dopo un giro tra PanPerduto e la riva est del Ticino (fino al massimo all’ìsola del Molino di Mezzo), qualora si decidesse. E vorrà dire riprendere il treno ancora da Somma anziché il Bus per Malpensa T1 a Case Nuove (da Vizzola) o il Treno direttamente a Malpensa T1.
Dunque se si è a piedi, converrà uscire da Somma puntando a Ovest anziché a Nord, come in bici. Con riferimento alla mappa GPX, ciò significa percorrere la via Maspero per intero dalla Stazione Ferroviaria fino al suo incrocio con SS33, Passato il quale, prendere a destra via Fontana fino al suo sbocco in via Briante; seguire via Briante fino a trovare sulla destra Corso Europa. E finalmente da Corso Europa uscire solo per svoltare a sinistra in via Eugenio Villoresi. Una bella traversata della città di Somma, cui si aggiunge il fatto che la Eugenio Veronesi è davvero “lunga” e va seguita fino fuori Somma, fino al borgo di S.Anna. Qui finalmente si prende a Sud per via Belvedere che gira a Ovest e conduce alla Diga di Pamperduto: più in dettaglio si prosegue ancora verso sud su via Belvedere, per lasciarla prima che questa termini nell’abitato di Maddalena. Si prende verso ovest e a destra, seguendo il percorso tangenziale all’abitato, che conduce dritto allo Scaricatore di PanPerduto, dove nascono i due canali Villoresi e Industriale. Per tornare alla Stazione FS, fare il cammino a ritroso. Salvo, beninteso, la visita pomeridiana al Castello Visconteo, cui si arriva risalendo tutta l’Eugenio Villoresi, che solo cambia nome in via Roma poco prima del Castello Visconteo.
INIZIO
SOMMA LOMBARDO
IL PERCORSO DA SOMMA A VIZZOLA. Si RACCOMANDA in Bici.
Conviene traversare Somma passando dal Castello Visconteo.
Si esce dalla Stazione in via Maspero, si prende la prima a destra, poi Via Dolci, quindi a sinistra in via Mameli, da seguire per un certo tratto fino alla seconda strada a destra, via Melzi.
Questa finisce nella Piazza Castello Visconteo. Se ne raccomanda la visita o all’inizio o alla fine dell’escursione, anche se “costa” almeno un’ora intera.
Castello Visconteo
CASTELLO DI SOMMA LOMBARDO – Marani/Fumagalli
Somma è collocata su terrazze alluvionali con sabbie e ghiaie, dove il terreno fertile si posiziona al di sopra di esse con uno spessore non maggiore di mezzo metro. Si tratta di un territorio che sovrasta la confluenza del torrente Strona con il Ticino ad una quota di cira ottanta metri risultando così di essere stato considerato il sito più elevato lungo la via “Mediolanum-Verbanus” passando per Sesto Calende.
Breve Storia
Il Castello di San Vito, edificato nel XIII secolo con funzione di rocca da difesa, assume negli anni le caratteristiche tipiche di residenza Viscontea, a partire dal 1448, subito dopo la proclamazione della Repubblica Ambrosiana e l’insediamento di Francesco e Guido Visconti: L’opera di trasformazione durò fino al tardo 1500. La nobile dimora legata alla Famiglia Visconti, è divenuta un importante scrigno d’arte.
La scelta fatta in epoca romana di collocare una fortificazione in questa zona era legata strettamente alla posizione di controllo sul guado del torrente Strona, oggi valicabile con un ponte. Nel basso medioevo la famiglia Di Soma costruisce un maniero sul Monte Sordo che risulterà esse re una rocca di difesa ai confini col territorio di Milano.
Già dal 1251 si ha conoscenza della suddetta costruzione come proprietà dei Visconti di San Vito. A partire del 1448, i fratelli Francesco e Guido Visconti di San Vito si trasferiscono da Milano, fuggendo dai contrasti con la Repubblica Ambrosiana, e vi si stabiliscono in maniera definitiva apportando modifiche di ricostruzioni ed ampliamenti. Inoltre il complesso viene dotato di fossato di difesa. La rocca di difesa venne così trasformata in castello fortificato.
Nel 1473 a seguito di dissapori tra i fratelli la proprietà venne suddivisa. A Francesco, di cui discenderanno i Visconti di San Vito, spetta la parte rinnovata del Castello e quindi la parte nord del borgo; a Guido, da cui discenderanno i Visconti di Modrone, la parte più antica poi ampliata con un nuovo castello, e la parte bassa di Somma. Ora il complesso è formato da tre corpi, o castelli, con ingressi indipendenti e rispettivi cortili. Il più antico è collocato all’angolo nord- ovest, il secondo occupa tutto il lato est ed il terzo, quello più recente, sorge sull’angolo sud-ovest. La parte visitabile oggi è quella seconda ma solo su richiesta, opure durante la “Festa Medievale” che si tiene nel periodo estivo, che rievoca la vittoria di Ottone Visconti sulle rtruppe dei Della Tor re nella battaglia di Desio, che si svolse il 21 gennaio del 1277 e grazie alla quale ebbe origine il Ducato di Milano. Questo castello era la residenza prediletta dei Visconti di San Vito e veniva chiama- ta “Castello d’Estate”.
Infine qui ebbe i natali Papa Gregorio XIV, al mondo Nicolò Sfrondati, l’11 febbraio 1535.
Descrizione
Costruito nel 1448 su un nucleo del XII secolo, ha una struttura imponente con torri massicce e fossato di cinta. Il “cortile degli armigeri”, con archi ogivali, costituisce il nucleo più antico attorno al quale si è sviluppato tutto il castello. La costruzione è caratterizzata da tre corti quadrilatere con ben nove torri diverse, più una piccola corte con torretta e ponte levatoio.
Gli interni sono ricchi di affreschi del XIV e XVII secolo. Nella cappella gentilizia troneggia un affresco del Cerano, rappresentante l’Annunciazione e Maria. In uno dei cortili, sotto il porticato, sono raccolti cippi, lapidi e are romane rinvenute nella zona, ed un ‘urna cineraria proveniente da Golasecca. Curiosa l’ara dedicata ad Ercole i cui autori i Vicani Vitrodones, gli antichi abitanti di Somma Lombardo.
Di notevole rilevanza anche il parco dove si trovano un labirinto vegetale e una statua del 1600 rappresentante Diana Cacciatrice.
All’interno i locali degni di nota sono: la cucina Medievale, il Salone d’Onore, la Cappella affrescata , gli arredi e i soffitti, la camera rossa conserva un grande letto barocco in cui dormirono, fra gli altri, i Re Vittorio Emanuele II e Umberto I. Da vedere inoltre, i due Affreschi di Carlo Antonio Procaccini raffiguranti le tre Grazie e Orfeo che incanta gli animali. Nelle sale del castello è inoltre conservata una importante raccolta di piatti da barba con pezzi di epoche e provenienze diverse.
Oltre agli arredi originali conserva, dallo scalone d’onore al piano nobile, un ciclo di affreschi tardo manierista di influenza fiamminga a carattere prettamente profano, iniziato ai primi anni del seicento quando il castello venne adibito a Villa moderna. La piccola cappella affrescata con scene della Vergine, che si affaccia sul piano nobile, presenta una pala d’altare raffigurante l’Annunciazione, probabilmente è un’opera proveniente dalla bottega di Cerano (1567-1632).
Nel portico si trovano tre epigrafi funerarie romane e in apposita sala sono anche esposti reperti archeologici della cultura di Golasecca. Inoltre nel castello esiste una ricca collezione di “bacili da barba” incominciata a metà dell’ottocento da parte del marchese Carlo Ermes e poi continuata dai marchesi Roberto ed Alberto fino al XX secolo, pezzi provenienti da varie parti del mondo e nazionali. All’interno del castello si trovano anche una raccolta di uccelli impagliati, una ricca biblioteca con 30.000 volumi ed urne cinerarie databili all’epoca della cultura di Golasecca.
Dopo il Castello, si segue Via Roma, e oltre Piazza Pozzo si va a Sud e poi Sud-Ovest lungo prima Via Francesco Campana e poi Via Eugenio Villoresi, da seguire per lungo fino a quando non si uscirà dall’abitato urbano di Somma Lombardo.
A questo punto si va verso Sud lungo Via Belvedere, attraversando le campagne e i boschi che fiancheggiano il Ticino, seguendo la strada fino ad un bivio situato vicino ad un maneggio. Questo bivio sarà il punto di inizio di un percorso ad anello che culminerà nella visita alla Diga del Panperduto, tuttavia la prima tappa ci porterà a Sud, nella piccola, ma caratteristica, frazione di Maddalena. Prendendo quindi la via sinistra al bivio, si scende verso Est fino al Cimitero. Da qui si attraversa l’abitato della frazione lungo l’omonima via principale. Una volta in centro, consigliamo una deviazione per dare uno sguardo alla Chiesa di Maria Maddalena, per poi tornare verso Sud-Est lungo la strada di Piazzale Guido Visconti di Modrone e svoltare infine in Via Brughelletta, fino ad uscire nuovamente dall’abitato.
Diga Panperduto
DIGA PANPERDUTO
La Diga del Pamperduto è il tema centrale di questo secondo percorso. Si, perché se il Ticino è l‘unico estuario del Lago Maggiore, succede che, a partire dalla Diga, da lui nasce tutta un’idrografia di corsi d’acqua, con una molteplicità di canali o di sottocanali (che si formeranno più avanti dai primi due della Diga, l’Industriale e il Villoresi). Ma tutto confluirà di nuovo nel Ticino prima che affluisca nel Po – con la sola eccezione del Villoresi che, deviando a Est, andrà invece a confluire nell’Adda).
Ma c’è anche una bella passeggiata per le vie di Somma, città aprica e storica che val assolutamente la pena esplorare: e Somma va considerata parte della passeggiata anche perché si arriva in treno a Somma Est e la Diga del PamPerduto sta a Ovest..
E poi, imperdibile, c’è una vista di 90’ al Castello Visconti di S. Vito.
A proposito, qui i casi sono due: se si sceglie un giro a piedi per Pamperduto e Somma (in tal caso la visita al Castello, converrà vederla al ritorno dalla Diga), si riprenderà il treno ancora a Somma (Tocca il pulsante SOMMA e PAMPERDUTO A PIEDI per dettagli).
Se invece si vuol fare una sgambata in bici Somma-Pamperduto –Vizzola, conviene visitare subito ial Castello: il ritorno in treno non potrà che essere da Malpensa T1.
Canale Villoresi
CANALE VILLORESI E I FONTANILI
Il canale Villoresi prende le acque dal fiume Ticino, in località Diga del Panperduto, nel comune di Somma Lombardo. Dopo aver percorso 86 chilometri, quasi esclusivamente nella provincia di Milano, si butta nel fiume Adda in comune di Cassano d’Adda.
I lavori di costruzione furono iniziati nel 1881, su progetto di Eugenio Villoresi, e conclusi in poco meno di dieci anni. Pensato con scopi esclusivamente irrigui, a seguito della crisi delle colture connesse con la produzione della seta, il canale ora permette la distribuzione di acqua in un’area di pianura di circa 85.000 ettari, per mezzo di una rete che complessivamente raggiunge circa 3.000 chilometri.
La pianura lombarda è fra i più fertili terreni d’Europa e deve questa sua fortuna alla disponibilità abbondante di acqua dolce non solo dai fiumi, ma anche dal sottosuolo, dove la falda nelle parti più basse del Padano è a pochi metri di profondità. Lo avevano capito perfettamente i monaci, grandi maestri nell’opera di bonifica, quando fecero scavare fosse per veder zampillare in quantità l’acqua di prima falda, convogliarla in una fitta rete di canali a irrigare i campi: si estese così fra Adda e Ticino un insieme di fontanili, tutti scavati su una linea immaginaria che attraversa Milano appena fuori le mura settentrionali. Il territorio a sud di questa linea offrì nei secoli i migliori prodotti: riso e fienagioni a volontà, grazie anche alla tecnica a “marcita” che permise di sfruttare al meglio il patrimonio idrico ottenuto dai fontanili.
Fu proprio un ingegnere del secondo Ottocento, Eugenio Villoresi, figlio del direttore dei Giardini di villa Reale a Monza, che si immaginò di poter estendere anche a monte di questa linea immaginaria l’irrigazione dei campi. Sicché progettò un lungo canale che collegasse il lago Maggiore all’Adda, utilizzando le sue acque per distribuirle, a pagamento di tariffa, a tutti i campi compresi fra il canale e la linea dei fontanili. Non fu certo impresa facile, fra ottenimento della concessione governativa e finanziamento dell’opera; l’ing.Villoresi non ne vide nemmeno il completamento, avvenuto nel 1890, 11 anni dopo la sua scomparsa.
Canale industriale Vizzola
CANALE INDUSTRIALE
Il canale Industriale, noto anche come canale Vizzola, è un corso d’acqua artificiale che deriva le proprie acque dal fiume Ticino, mediante la diga del Panperduto presso Somma Lombardo, dove vengono derivate anche le acque del canale Villoresi. Ma con una missione diversa, non l’irrigazione ma la produzione di energia elettrica . Il canale fu inaugurato nel 1900, con il nome di “canale industriale Vittorio Emanuele III”,
Il canale industriale aziona, vedi figura, le turbine di ben tre centrali idroelettriche: la centrale di Vizzola, quella di Tornavento e quella di Turbigo (Superiore). Poco oltre questo impianto il canale si dirama in 3 canali: a sinistra la maggior parte delle acque si immette nel Naviglio Grande, che qui “recupera” la sua portata se non effettiva, finale.
Al centro, invece, si origina lo scaricatore Turbighetto, che confluisce nel Ticino, dopo aver azionato le turbine di una quarta centrale idroelettrica: la Centrale di Turbigo Inferiore. A destra si origina il “canale di regresso” che confluisce nel Ticino in località Casa delle Barche.
E non è finita; mediante una diga in ghiaia sul Ticino più a valle le acque del fiume saranno convogliate nel naviglio Langosco, azionando le pale di una quinta centrale idroelettrica, quella di Varzi.
Seguendo la via, si raggiunge presto un ponte che permette di superare i due importanti canali artificiali che nascono dalla Diga: il Canale Villoresi e il Canale Industrale.
Da qui si entra in quella che è conosciuta come Isoletta del Molino di Mezzo , un lembo di terra a Ovest dei due canali che, pur non essendo propriamente un’isola, non manca di fascino. Superati i canali, si segue Via Molino di Mezzo ammirando questo piccolo angolo di campagna in mezzo al bosco, fino a raggiungere la strada che costeggia il Ticino, che risaliremo verso nord. Ci addentreremo quindi, vicino al lago dei Gabbiani, di nuovo in mezzo agli alberi e seguiremo il sentiero fino ad arrivare in una zona più urbanizzata, ex area industriale ora area commerciale, dove volendo fare una pausa è possibile trovare posticini dove mangiare e trascorrere un po’ di tempo. Finita l’eventuale pausa, si riprende il percorso, verso est, su Via Al Ticino, fino a raggiungere la ciclabile che costeggia sul lato orientale il Canale Industriale e si risale ancora verso nord fino a raggiungere il complesso della Diga del Panperduto, a cominciare dalla diga sud, dove nascono i due canali artificiali, che bisogna attraversare. La Diga è il culmine di questo percorso, perciò si consiglia di prendersi il proprio tempo per seguire la ciclabile del Lungo Canale Villoresi verso nord ed ammirare il paesaggio fino a raggiungere la diga più a nord. Dopo esservi goduti un meritato sguardo a quest’opera imponente, è giunto il momento di tornare indietro. Si riprende il Lungo Villoresi, stavolta verso sud, fino a tornare nel punto in cui nascono i canali. Qui però si continua a sud senza attraversare la diga, deviando dal Lungo Canale Villoresi per tornare nel fitto del bosco seguendo i sentieri che scendono fino a “sfiorare” la periferia di Maddalena e poi tornano verso nord-est (si consiglia di seguire bene il GPX). Si giunge quindi al maneggio da cui era iniziato il nostro anello. Questo segna anche in un certo modo la fine dell’avventura, dato che da qui in poi bisognerà percorrere a ritroso il percorso fino a tornare a Somma Lombardo e, a meno che non si è ancora visitato il Castello, terminare così il percorso.
Riva lombarda del Ticino
Carta itinerario del percorso
Somma – PanPerduto
Somma – Vizzola
