Abbiategrasso → Magenta
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Casetta dell’acqua ad Abbiategrasso; piazza S. Pietro ad Abbiategrasso; Parco Comunale Fabrizio de Andrè a Cassinetta di Lugagnano; Casa dell’acqua di Cassinetta di Lugagnano; piazza Vittorio Veneto a Cassinetta di Lugagnano; Ponte di Cassinetta di Lugagnano; piazza Ventuno Luglio a Robecco sul Naviglio; chiesa di Pontevecchio di Magenta; parco di via Isonzo in Pontevecchio di Magenta; piazza Fratelli Kennedy a Magenta.
ITINERARIO
VIII
ABBIATEGRASSO
MAGENTA
In questo tratto ci addentreremo nel cuore del magnifico Parco del Ticino. Dal Castello di Abbiategrasso seguiremo il Naviglio Grande attraversando l’itinerario delle delizie nei comuni di Cassinetta di Lugagnano e Robecco sul Naviglio, arrivando infine a Magenta, luogo dall’importante valenza storica in quanto teatro di una delle battaglie più celebri del Risorgimento.
INIZIO
ABBIATEGRASSO
Il punto di partenza del percorso è lo storico comune di Abbiategrasso, in origine posizionato all’incrocio tra due strade decisamente importanti: la Sesto Calende-Pavia e la Vercelli-Milano. Per comodità si consiglia di partire dalla stazione ferroviaria. La prima tappa d’obbligo, appena scesi dal treno, è il Castello Visconteo , sito in Piazza Castello 31. È una fortezza fatta costruire da Ottone Visconti vescovo e signore di Milano dopo la battaglia di Desio del 1277 e successivamente ristrutturata sia dai Visconti che dagli Sforza, che lo trasformarono in un palazzo signorile di pianura. Nel cortile si scorgono le arcate gotiche, mentre delle quattro torri originarie ne è rimasta soltanto una. La parte più interessante è il lato orientale con antiche merlature, arcate, bifore e il celeberrimo stemma del biscione.
Castello Visconteo di Abbiategrasso, Abbiategrasso.
Dopo aver visitato il castello, attualmente sede della biblioteca comunale, si prende Via Cantù per poi svoltare a destra in Corso Italia ed uscire dal quadrilatero del centro storico per andare verso la Chiesa di San Pietro, dalle forme barocche e con mattoni a vista. Procedendo verso Nord, prima lungo Via Legnano e poi, dopo una svolta in via Galimberti, lungo Strada Ginibissa, si raggiunge il cosiddetto canale Scolmatore delle piene del Nord-Ovest di Milano, la cui funzione è ben illustrata dal suo stesso nome, che è possibile percorrere lungo la strada che lo fiancheggia, fino a raggiungere il Naviglio Grande. Dopo aver osservato il punto in cui il canale e il Naviglio si incrociano affronteremo un affascinante sentiero sterrato nel bosco, per il quale raccomandiamo l’uso di gomme adatte se siete in bicicletta. Dal punto di vista morfologico il territorio che ci si appresta ad esplorare è la cosiddetta “fascia dei fontanili”, sorgenti attraverso cui l’acqua sgorga in superficie dopo essere penetrata in profondità nel terreno permeabile delle Prealpi lombarde e aver percorso un tratto sopra uno strato di roccia impermeabile. Per quanto concerne il paesaggio si noterà che da campagna agricola a poco a poco si trasforma in residenziale e boschiva. Questo è uno dei tratti più belli dell’intero itinerario in quanto ci si imbatte nelle “ville di delizia”, magnifici esempi di ville signorili risalenti al XV-XVI secolo che con il loro elegante splendore e valore storico-architettonico giustificano a pieno l’appellativo di questa sezione del Naviglio Grande tra Castelletto di Abbiategrasso e Ponte Vecchio di Magenta. Si prosegue quindi lungo il sentiero per 2,5 km circa fino a Cassinetta di Lugagnano, comune di poco più di 1800 abitanti che prende il nome dalla Cassina Biraga facendo riferimento al suo fondatore Maffiolo Birago. L’assetto attuale deriva dall’unificazione dei due diversi nuclei insediativi di Cassinetta e di Lugagnano e ospita otto affascinanti ville di delizia. Lungo l’Alzaia se ne trovano diverse che possono essere ammirate durante il transito. La prima è Villa Negri i Platani, che talvolta prende il nome da uno dei suoi proprietari, Dembowski, che si può scorgere dal bosco uscendo dal sentiero affiancando il cimitero, sull’altro lato del Naviglio.
CASCINA POSCALLO
Breve Storia
Citata già nel 1581, la cascina era un importante fornace per la fabbricazione dei mattoni. In questo punto era attivo un piccolo traghetto che collegava le due sponde del canale e permetteva così il collegamento pedonale tra Abbiategrasso e Albairate.
Come per la vicina Cascina Poscallone (XV sec) il nome deriva probabilmente dal latino “piscalis” che richiama alla pescosità delle acque ed allude forse a delle pescherie collocate lungo il canale.
Descrizione
La cascina è stata recentemente ristrutturata.
E’ di proprietà privata e non è attualmente visitabile.
Cascina Poscallone, Abbiategrasso.
Successivamente lungo strada si incontra il Mulino della Pazza Biraga , seguendo l’andamento di Via Pace in direzione nord. Oltrepassato il mulino, è consigliato deviare in centro per visitare tutto il resto del comune di Cassinetta di Lugagnano in direzione della stupenda Villa Birago Clari Monzini e le vicine Villa Mantegazza e Villa Trivulzio . Una volta raggiunte, tornando verso il Naviglio Grande lungo Via Roma, lasciate alle proprie spalle Casa Frotta-Eusebio e Casa Grosso-Pambieri, potrete anche dare uno sguardo alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, situata verso l’ultimo tratto della via, e, poco prima del ponte sul naviglio, sulla destra, anche a Villa Beolco-Negri, attuale sede del comune.
VILLA GAMBOTTO NEGRI, DETTA "AI PLATANI"
Breve Storia
Fu edificata nel 1761 dal generale austriaco Debowski come residena estiva e divenne nel 1875, insieme alla vicina Cascina Piatti, proprietà di Gaetano Negri, nativo del borgo e allora sindaco di Milano.
Descrizione
La residenza è detta “ai platani” a causa delle maestose alberature che dominano l’accesso. La villa presenta una pianta ad U con la parte centrale ben evidenziata, oltre il ponte in pietra sulla roggia Visconti. Arricchisce l’ingresso una maestosa esedra a sei pilastri ornati da sculture di vasi di frutta dal cui cancello centrale inizia il viale principale del giardino all’italiana terminante sulla facciata della villa.
Poichè l’edificio è concepito come residenza estiva le stanze di rappresentanza, il salotto e la sala da pranzo, si trovano a livello del giardino, mentre le camere al piano superiore.
E’ di proprietà privata.
Dopo aver osservato la statua di San Carlo Borromeo , superato il ponte, si prosegue seguendo l’alzaia, che in questo punto segue il tracciato della via Francisca del Lucomagno, l’antico cammino dei pellegrini di 510 km (di cui 135 in Italia) che dal Lago di Costanza, attraverso Svizzera e Lombardia, si ricongiunge alla via Francigena a Pavia.
VILLA VISCONTI CASTIGLIONE MANIERI
Breve Storia
I terreni erano di proprietà dei Visconti fin dal 1392, anno in cui viene scavata la roggia che inizia il suo corso proprio di fronte alla villa. La villa, dopo essere stata di donna Amalia Castiglione, è stata lasciata da quest’ultima al cugino dott. Ing. Benigno Mörlin Visconti Castiglione, che ne ha intrapreso l’opera di restauro.
Descrizione
La villa, sue tre piani, si presenta vezzosamente colorata in giallo e rosa, con pianta ad H con il fianco (e non il fronte) verso il canale mentre la facciata prospetta sull’annesso doppio giardino su due livelli: il primo, all’italiana, termina con una nicchia centrale un tempo dedicata alle recite teatrali; il secondo, all’inglese, su progetto del Balzaretto (1850), è costituito da un prato centrale e alberi ad anfiteatro e frutteto.
Nel giardino si conservano la Coffee House, la ghiacciaia e due gazebo, mentre nel muro perimetrale sono inserite due torrette ed una nicchia con statua in asse con l’ingresso principale. Sull’alzaia è l’oratorio, formato da due ambienti, uno per il pubblico aperto sulla strada e l’altro per l’altare, quest’ultimo affiancato da un piccolo vano con grate da dove i signori assistevano alla messa. Sebbene sia sconosciuto l’autore dell’edificio gli affreschi sono del Ferrario (1728). Sul lato sud-ovest si trovano gli edifici rustici, un tempo chiamati Casa del Massaro e Casa el Pigionante.
E’ di proprietà privata e non è visitabile.
Su questo lato del percorso troviamo altre ville che possono essere ammirate. La prima è Villa Visconti Castiglione Maineri , la cui origine, nel 1392, è documentata dallo scavo della roggia Visconta proprio di fronte alla villa: presenta una pianta ad H distribuita su tre piani ed è un edificio imponente con la struttura di un palazzo cittadino, sebbene fosse adibita a luogo di villeggiatura estivo.
VILLA CASTIGLIONI NAI BOSSI
Breve Storia
La villa, l’ultima del territorio di Cassinetta di Lugagnano, sull’alzaia verso Robecco sul Naviglio, fu edificata nella prima metà del Settecento dallo stesso proprietario, Carlo Federico Castiglioni, che si dilettava di architettura.
Descrizione
Dietro la cancellata si intravede la facciata, con la parte centrale rialzata e caratterizzata al piano terra da un portico a tre arcate, nell’ammezzato da un affresco votivo con lampada affiancato da due piccoli poggioli e al primo piano da un balconcino sagomato in ferro battuto. Questa parte è l’unia rivestita ad intonaco, mentre gli altri prospetti sono lasciati a mattone a vista.
Lungo l’alzaia si trova l’oratorio, dedicato a S. Giuseppe, a due ordini con doppie lesene ad alto basamento e capitello corinzio.
Di proprietà privata non è internamente visitabile.
Successivamente Villa Cattaneo Kretzlin, edificio del XVII secolo che era di proprietà di un nobile locale. E infine Villa Castiglioni Nai Bossi del XVIII secolo.
Oltrepassata Villa Bossi si continui a percorrere l’alzaia con il Naviglio sulla sinistra fino a giungere dopo poco tempo a Robecco sul Naviglio, comune di circa 7000 abitanti che sorge in corrispondenza di una necropoli romana. Nel suo territorio sono situate ben nove ville di delizia. La prima è Villa Bassana , appartenuta a Barbavara di Gravellona con una pianta a T, portico con loggia sovrastante e la presenza di un affresco del Naviglio con sei ville del territorio.
MULINO DELLA PAZZA BIRAGA
Breve Storia
Se di origine romana è l’antica Lugagnano, sulla sponda destra della Roggia Biraghi, che per un certo periodo ne costituì il confine, Cassinetta nacque dalla quattrocentesca Cassina Biraga fondata da Maffiolo Birago, maestro alla corte di Filippo Maria Visconti, che qui fece erigere anche la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate e un mulino, ancora oggi esistente, detto “della pazza Biraga“.
La leggenda narra che Rosalinda Visconti e Ludovico Birago ebbero un figlio, Giuseppe, ma don Ferrante Gonzaga, governatore di Milano, invaghitosi della donna, accusò di tradimento Ludovico e lo fece esiliare. Rosalinda supplicò il Gonzaga di riabilitare il marito ma fu imprigionata nel castello di Abbiategrasso. La poverina, martoriata dal Gonzaga e dalle privazioni, resistette per 5 anni ma poi, stremata, impazzì, e fu soprannominata la «Matta Biraga».
Venne allora chiamato il medico Giuseppe Cavalli, detto Pin Cavallin, per la sua bassa statura, perché si prendesse cura di Rosalinda, tuttavia le cure prescritte a base di bagni di acqua calda e fredda, non sortirono effetti. E mentre il figlio cresceva, Rosalinda peggiorava.
Ludovico nel frattempo, diventato colonnello dell’esercito piemontese, attaccò il castello abbiatense e liberò i propri cari.
Durante la prigionia il bambino divenne amico del dottore, col quale giocava spesso e tramite la filastrocca «Pin pin cavallin, sòtt’ al pee del tavolin, pan pòss pan fresch, indovina che l’è pròppi quest», tentava di indovinare in quale mano si nascondesse un confetto.
Descrizione
La costruzione mantiene ancora un aspetto compatibile con la funzione originaria: una struttura solida con poche aperture. Sul fianco presenta un’apertura ad ogiva leggemente strombata e incorniciata da eleganti modanature in gesso. Conserva intatta sia la macina di pietra che tutti i meccanismi annessi, compresi gli ingranaggi in legno che collegano le pale esterne alle pulegge di trasmissione. Adiacente al mulino un oratorio voluto da Maffiolo Birago nel 1435.
Recentemente ristrutturata come residenza privata non è internamente visitabile.
Oltrepassata Villa Bossi si continui a percorrere l’Alzaia con il naviglio sulla sinistra fino a giungere dopo pochi minuti a Robecco sul Naviglio, comune di 6.757 abitanti che sorge sull’antico sito di una necropoli romana. Nel suo territorio sono situate nove delle ville delizie. La prima è Villa Bassana, appartenuta a Barbavara di Gravellona con una pianta a T, portico con loggia sovrastante e la presenza di un affresco del Naviglio con sei ville.
Continuando il nostro percorso ci si imbatte in Villa Dugnani , di epoca seicentesca.
LA BASSANA
Breve Storia
Appartenne alla famiglia Barbavara di Gravellona, ma è più conosciuta come La Bassana e venne edificata sul finire del XVII secolo.
Descrizione
E’ la prima villa che si incontra sulla strada da Cassinetta di Lugagnano lungo l’alzaia e sorge su un terrapieno piuttosto rialzata ed è preceduta da un’imponente cancellata opera dell’artigiano locale Ernesto Mainardi, che si dice abbia impiegato anni per completarla, sul riprendendo il motivo della ringhiera del balcone al pirmo piano del corpo padronale.
Al di là della cancellata si trova un piccolo giardino che termina sulla facciata della villa, a due piani, con prospetto molto esteso che si allunga nelle case dei contadini. Di impatto scenografico è la parte centrale in cui si aprono un portico e una loggia, che oggi però è stata chiusa. In origine anche la scansione delle finestre al piano primo era più interessante di come si presenta oggi.
Il salone al piano terra, arricchito da notevoli affreschi rappresentanti sei tra le ville più rappresentative lungo il Naviglio Grande così come si presentavano nella seconda metà del Settecento di particolare valore storico e un arredamento notevole (in particolare il camino e le specchiere) è in asse con l’ingresso e la cancellata, a sinistra lo scalone (di particolare valore è la porta d’accesso in ferro battuto e la balaustra di ferro battuto e pietra) e a destra alcuni locali di servizio. Le sale del piano terra sono decorate in stile neoclassico. Il corpo centrale sporge verso il parco che si estende sul retro della villa.
In copertura la villa è comnpletata da un’ampia torretta.
Al giorno d’oggi non esiste più la cappella di famiglia, dedicata alla Vergine.
Residenza privata non è internamente visitabile.
VILLA DUGNANI
Breve Storia
Le notizie più antiche relative alla villa risalgono alla prima metà del XVI secolo, quand’era di proprietà della famiglia Cittadini. Nel 1632 Gerolamo Cittadini vi edificò un oratorio dedicato ai santi Gerolamo e Onofrio.
Nell’estimo del 1760 la villa è tra i beni in possesso di don Giulio Dugnani. Successivamente il cardinale Antonio Dugnani cedette la villa all’Orfanotrofio femminile di Milano. Attualmente è di proprietà privata.
Descrizione
La villa sorge all’angolo tra l’alzaia del Naviglio Grande e via Mazzini. Dell’antica villa a due piani rimane il corpo padronale, mentre sono stati demoliti alcuni ambienti accessori. Sul lato verso via Mazzini è visibile l’ala quattrocentesca con interessantissime finestre in cotto decorate con un piccolo cortiletto con un pozzo al centro.
Il prospetto verso il Naviglio è caratterizzato da un portico architravato in tre campi.
Residenza privata non è internamente visitabile.
Immediatamente di fronte si attraversa il Ponte degli Scalini , costruito nel 1842 per agevolare la somministrazione dei sacramenti sull’altra sponda del Naviglio e recentemente ristrutturato nel 2016.
PONTE DEGLI SCALINI
Breve Storia
L’evento urbanistico più rilevante dell’Ottocento è la costruzione del ponte pedonale tra la contrada di Brisa, dove esisteva un guado a raso per abbeverare i cavalli, e la contrada di S. Girolamo (detta anche Strada di Castellazzo) e dove si svolgeva la processione il giorno della festa patronale di S. Giovanni Battista, l’11 luglio, mediante la costruzione di un ponte galleggiante temporaneo.
Il progetto del ponte pedonale in pietra era datato 1818 ma ci volle una trentina d’anni prima di vederlo concretizzato. E solo grazie alla generosità del nobile Giulio Dugnani che volle lasciare 8000 lire nel suo testamento a questo scopo.
Nella primavera del 1842 l’opera era terminata.
Descrizione
E’ uno degli angoli più pittoreschi e fotografati del Naviglio Grande. Per resistere ai vandalismi dei ragazzi nei giorni festivi, fu deciso di collegare il parapetto in ferro con l’ossatura metallica, in modo da rendere più solide entrambe le strutture.
Residenza privata, aperta per feste ed eventi, è internamente visitabile previo accordi con i proprietari.
Si consiglia ora un’altra deviazione per osservare altre “ville delle delizie”, a partire da Villa Archinto , conosciuta anche come il Castello di Robecco e della adiacente Villa Gaia , a pochi passi dal ponte appena superato. Si tratta di una delle più antiche ville del territorio ed era frequentata per le sue feste anche da Ludovico il Moro e il suo seguito alla fine del Quattrocento
VILLA ARCHINTO
Breve Storia
E’ l’edificio più noto ma anche più problematico del Naviglio Grande. E’ chiamato anche “castello”, a causa delle due torrette che lo caratterizzano, ma non è mai stato una struttura militare. Nasce infatti su progetto dell’architetto abbiatense Federico Pietrasanta forse con la collaborazione del committente conte Filippo Archinto, oppure conte Carlo, dilettante di architettura. La famiglia acquistava beni in Robecco fin dal Cinquecento allo scopo di costruire una villa grandiosa e l’opera ebbe inizio nel Settecento. Il progetto originario, davvero megalomane, e certamente incentrato sulla celebrazione della famiglia e a funzioni di rappresentanza, non ebbe mai termine e ne fu realizzato soltanto un frammento lasciato come rudere; ma doveva essere la residenza più scenografica tra quelle lungo il Naviglio Grande, come ci testimonia una incisione pubblicata da Marcantonio Del Re nel 1726 nella raccolta intitolata “Ville di Delizia, o siano Palagi Campareggi nello Stato di Milano”. Probabilmente l’inizio dei lavori è da collocarsi tra il 1709 e il 1712 e la pubblicazione di Del Re non intendeva rappresentare un edificio già terminato, ma riprodurre il progetto originario che probabilmente egli aveva visto tra le carte della famiglia Archinto.
I lavori iniziarono dall’angolo che vediamo oggi (a sud-est della proprietà) che probabilmente venne completato e proseguirono anche nell’ala simmetrica a nord-est, ma tale parte del complesso era in uno stato molto arretrato, come si vede anche dall’affresco conservato nel salone della vicina Villa Bassana.
Nel catasto del 1722 non viene rappresentato l’ingombro della villa, ma una piccola proprietà, intestata a Carlo Archinto, figlio di Filippo, che la dichiara essere propria abitazione. Probabilmente si intende la costruzione, di epoca chiaramente anteriore (forse quella citata nell’atto di acquisto del 1588) vicino alla strada comunale e alla costruzione terminata e che nel progetto originario doveva essere abbattuta al termine dei lavori.
Anche il Registro dei Fondi di Seconda Stazione del 1750 richiama la stessa particella definendola “abitazione, fabbrica imperfetta”.
Evidentemente i lavori si erano interrotti. Ma le ragioni di tale interruzione rimangono ignote e si sono avanzate diverse ipotesi: la famiglia Archinto aveva legato il proprio nome alla dominazione Spagnola ricoprendo svariati incarichi in quel governo, ma con l’avvicendarsi al potere della famiglia degli Asburgo il loro ruolo pubblico era certamente diminuito, pertanto non c’era più la necessità di un palazzo di rappresentanza; oppure con la morte dei committenti, conte Filippo e suo fratello Giuseppe, l’erede conte Carlo non intende proseguire a spendere tanto denaro, di cui tra l’altro si lamentava.
Confrontando i documenti rimasti è probabile che le porzioni di edificio che erano state iniziate, ma mai completate, furono demolite tra il 1827 e il 1855.
Da allora in poi non ci furono più modifiche nella costruzione, che passò di proprietà prima al sig. Andrea Ponti e negli anni Trenta del Novecento al sig. Marmonti.
Descrizione
Per il progetto complessivo della grande villa bisogna fare riferimento all’incisione di Marcantonio Del Re, che descrive il complesso come “quattro grandi palazzi”, ossia una pianta ad H con un ulteriore innesto di due corpi sui lati lunghi. Il corpo centrale, il più elevato, era destinato ad ampio salone al primo piano ed era l’unico a presentare degli ordini in facciata, che terminava con linee curve. Questo elemento e lo scalone a due bracci erano elementi decisamente insoliti per l’architettura milanese e più vicini alle ricerche architettoniche del Nord Europa tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.
Il giardino, parallelo e antistante il Naviglio Grande era costruito su quattro grandi aiuole intorno ad una fontana. Due pontili, di cui uno coperto consentivano l’attracco delle imbarcazioni.
La corte posteriore conclusa da un’esedra consentiva l’ingresso signorile per le carrozze.
Una curiosa storia popolare narra che l’edificio fu realizzato completamente in modo da ospitare una grande festa, ma poi venne demolito per riuilizzare i materiali per la costruzione del palazzo Archinto in via Passione a Milano.
Edificio parzialmente ad uso pubblico, sede della biblioteca e di un piccolo museo del Naviglio Grande, e parzialmente privato, utilizzato come ristorante.
Proseguendo lungo Via Matteotti si può poi osservare la sontuosa Villa Gromo di Ternengo e, imboccando fino in fondo Via Crocefisso, anche Villa Scotti , oggi sede del comune. Tornando indietro verso il Naviglio consigliamo anche uno sguardo o una visita alla chiesa di San Giovanni Battista. Si prosegue a questo punto verso Magenta lungo l’alzaia occidentale del Naviglio passando nuovamente a fianco di villa Archinto.
Più avanti si scorge Casa Sironi Marelli , di cui rimane lo straordinario giardino paesaggistico, sebbene incompiuto, che avrebbe dovuto abbellire il palazzo mai realizzato per mancanza di fondi.
CASA SIRONI MARELLI
Breve Storia
Si trova di fronte a Palazzo Archinto sull’altro lato del Naviglio Grande, ma non presenta caratteri architettonici di pregio. La casa infatti è piuttosto modesta, anche se sicuramente all’origine del progetto ci furono le ambizioni del signor Bordini, amministratore dei Litta di Milano, che nell’Ottocento volle costruire una villa di rappresentanza sulle sponde del Naviglio.
I lavori iniziarono ovviamente dal giardino, progettato secondo lo stile all’inglese, con gruppi di alberi, alcuni dei quali rari, e alture artificiali a dare movimento alla piatta campagna, un laghetto al centro, o forse sarebbe meglio dire un dedalo di canali che si intersecano a formare isole e dappertutto cippi, decorazioni e statue, anche di autori importanti come il Vela, che ha realizzato anche il cenotafio della madre del Bordini.
Il progetto del giardino è largamente attribuito al Balzaretti, autore dei Giardini Pubblici di Milano (1856).
Un altro elemento ad essere stato completato sono le scuderie, realizzate in stile moresco, allora di moda come i cavalli arabi; e quindi abbiamo archi oltrepassati, stalli e corridoi coperti da cupolette di impianto rettangolare sorrette da colonne sottili quasi a richiamare una moschea, gli abbeveratoi in calcare bianco e le greppie in ferro battuto. Alle pareti teste di cavallo scolpite in legno.
Manca però il grande palazzo di cui questi elementi erano degne pertinenze, perchè al signor Bordini non bastarono le risorse economiche e quindi si limitò a fare manutenzione alla costruzione esistente, casa Crivelli risalente alla seconda metà del Settecento, a cui diede una facciata neoclassica.
Residenza privata, non è visitabile.
Si prosegue il cammino fino a giungere a Ponte Vecchio , dove termina la sezione dell’itinerario delle “ville di delizia” e inizia un tratto caratterizzato dalla fortissima valenza storica. Prima però è giusto far notare che se invece di andare verso Magenta si andasse in direzione opposta verso il Ticino, troveremmo il Centro Parco La Fagiana del Parco del Ticino ed il suo bosco. Consigliamo di visitarlo, più comodamente, in un secondo momento.
PONTE VECCHIO DI MAGENTA
Breve Storia
Il primo ponte in pietra fu costruito nel 1612, ma fu distrutto dagli Austriaci il 4 giuigno 1859 durante le operazioni militari della Battaglia di Magenta e proprio a nord del ponte in pietra verso quello della ferrovia cadde il generale francese Clér, il cui corpo fu trasportato alla cascina Scissa. Nei pressi della villa Castiglioni, dalla cui torretta si dominava tutto il campo di battaglia, invece fu colpito a morte il colonnello De Senneville, capo di stato maggiore del 3° corpo d’armata francese.
Il ponte che vediamo al giorno d’oggi fu ricostruito poco tempo dopo la battaglia.
Dopo aver attraversato il ponte abbandonare l’alzaia girando a destra imboccando Via Isonzo, oltrepassare la Strada Statale 526 dell’Esticino (SS 526) e prendere la Strada Ponte Vecchio verso il centro di Magenta. Si giri a sinistra in Via Bersaglieri D’Italia per poi giungere presso il cimitero dove vi si trova l’Ossario dei caduti della battaglia di Magenta, epico scontro del 4 giugno 1859 che è ritenuta la battaglia più importante della Seconda Guerra d’Indipendenza, tanto da essere d’ispirazione per il nome dell’omonimo colore, il rosso magenta. In quell’occasione la zona dell’attuale cimitero rappresentò l’ultima resistenza degli Austriaci che, una volta caduta, permise ai franco-piemontesi di aprirsi la via verso Milano.
L’Ossario, costruito a inizio Novecento, è un vero e proprio monumento a forma piramidale dedicato alla memoria dei caduti francesi, ma in realtà raccoglie le spoglie di soldati anche di altri eserciti. Si è così arrivati a Magenta, ora un grande comune della Città Metropolitana di Milano e “capoluogo” in quanto principale e più popoloso centro dell’omonima zona, il “magentino”. Di fronte all’ossario è presente anche il Palazzetto dello Sport di Magenta; si consiglia uno sguardo prima di dirigersi in centro. Un’ultima tappa prima di raggiungere il capolinea del percorso è sicuramente Il Parco dell’Unità d’Italia. Oltre alla bellezza del parco, è importante sottolineare la presenza, al centro, di Villa Nai Oleari e dal lato opposto del parco, in Via Novara, la facciata dello storico Pastificio Castiglioni. A questo punto, magari dopo una pausa al parco, il percorso termina alla stazione.
Carta itinerario del percorso
Abbiategrasso – Magenta













