Anello di Turbigo

LUNGHEZZA
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kilometri

DISLIVELLO IN SALITA

Metri

DISLIVELLO IN DISCESA

Metri

QUOTA MASSIMA
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Metri

DIFFICOLTÀ
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ACQUA
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Fonte con rubinetto alla Chiesa santa Maria in Binda

 TURITINERARIO

V
ANELLO ANTIORARIO TURBIGO – S.MARIA IN BINDA – PONTE TIBETANO -TURBIGO

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Il nostro “giro dell’anello di Turbogo” è antiorario: risaliamo il Naviglio lungo l’alzaia, passiamo sotto il Ponte della Dogana Austriaca (1606), tre arcate monumentali di mattoni a vista, retto 

da due robuste pile in blocchi di granito, vedi cartello esplicativo.

Un paio di germani discendono la corrente.

INIZIO

TURBIGO

Uscendo dalla stazione FS di Turbigo, si prende a sinistra (c’è subito una Farmacia girato l’angolo In fondo alla via della Farmacia,  prendere a sinistra per via Roma. Proseguendo sul marciapiede di sinistra, si vede aprirsi in parallelo a via Roma una stradina asfaltata che porta al Naviglio Grande, alias Canale Industriale. 

In un 15’ circa si arriva a passare 11 canali scaricatori di acqua che entrano perpendicolari nel NavIglio. L’acqua è stata catturata a monte per alimentare la Centrale Termoelettrica Enel di Turbigo, che fa parte di quella che familiarmente qui si chiama “l’Archeologia Industriale”, tutta ancora in funzione; ma è chiara l’allusione alla trasformazione che sta avviandosi nella generazione di energia elettrica nel secolo scorso tutta a base di turbine idrauliche a bassa prevalenza.

Turbigo Alzaia Naviglio Grande, retrospettiva

Quanto al dedalo di derivazioni e sottocanali che a Panperduto (II Escursione) si sono diramati dal Canale Industriale oltre che dal Ticino stesso (unica eccezione il Villoresi che se ne va a Est per conto suo), ci limitiamo a riportare questa aggrovigliata piantina da cui si intuisce che nasce il bisogno di mantenere, proprio all’altezza di Turbigo, almeno la percorribilità della riva lombarda del Ticino, sul lato opposto del nostro anello.

Sottocanali diramati da Ticino e Canale Industriale

Ponte di Nosate sul Naviglio   

Proseguendo sull’alzaia lato est del Naviglio altri 15’ si arriva a ponte di Nosate, a 2,4 km da Turbigo.
Ancora un altro km e siamo arrivati alla Chiesa di S. Maria in Binda.

La chiesa di Santa Maria in Binda sorge isolata rispetto al paese di Nosate, 

in una posizione assolutamente di rilievo fra i prati che giacciono sotto la costa del comune.

Chiesa di S. Maria in Binda 

NOSATE - CHIESA DI SANTA MARIA IN BINDA

Breve Storia

Chiesa di Santa Maria in Binda a Nosate (Fonte: Google Hearth e 

https://parcoticino.eguide.it/wp-content/uploads/2014/03/ChiesaSantaMariaInBinda01.jpg

“Binda” in longobardo significa “striscia di terra” ovvero quello spazio boscoso, paludoso e incolto lungo il Ticino esteso da Nosate a Somma Lombardo, dove in antichità probabilmente sorgeva un centro abitato.- e dove ora sorge l’aeroporto di Malpensa.

Questo raro esempio di toponomastica rimane nella dedica della chiesetta di Santa Maria in Binda del comune di Nosate, il cui nucleo iniziale è databile tra VII e VIII secolo, all’epoca della conversione dei re longobardi al cattolicesimo.

Nel periodo longobardo vi fu, infatti, una proliferazione di questi “oratoria”, chiesette non plebane che erano essenzialmente dedicate alla sepoltura e al culto dei morti. A convalida di questa tesi sono le numerose sepolture ritrovate nella zona tra il 1900 e il 1904 durante lo scavo del “Canale Industriale” che passa nelle vicinanze. 

La costruzione è a navata singola, con abside semicircolare e caratterizzata da un esterno in mattoni a vista. Particolarmente interessante è il ciclo di affreschi mariani commissionati come ex voto che si sviluppano su entrambe le pareti interne, partendo da quella di sinistra. 

L’apparato pittorico, seppur lacunoso in certi punti, può essere datato alla prima metà del Cinquecento e presenta una suggestiva “danza macabra” del tardo medioevo e di ispirazione tedesca, dove la morte, tradizionalmente interpretata da uno scheletro, invita al ballo finale un lungo corteo di religiosi e personaggi della vita quotidiana.

Il campanile esterno, invece, è recente:  fu edificato in stile neoromanico solo nel 1926.

L’epoca delle grandi pestilenze del tardo medioevo ha pervaso l’Europa della paura della morte e l’ammonimento che tutti dobbiamo morire ricorre soprattutto nella cultura tedesca con le raffigurazioni della danza della morte. 

Fonti: 
http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-05142/
https://parcoticino.eguide.it/wp-content/uploads/2014/03/ChiesaSantaMariaInBinda01.jpg).
http://www.fmboschetto.it/Lonate_Pozzolo/Binda.htm
https://visionialdila.wordpress.com/2019/11/25/nosate-la-danza-macabra-di-santa-maria-in-binda

 

Dopo la visita a S. Maria in Binda, traversiamo subito un primo canale laterale del Naviglio proprio alla sua altezza. Dopo il ponte scendiamo a sinistra nel senso della corrente,  percorrendo una “Strada Alzaia di Servizio del Naviglio vecchio”, che ci riporta al Ponte di Nosate quel km circa indietro. Lo attraversiamo e scenderemo adesso a Ovest del Naviglio, tra Naviglio e Ticino fino ben più a sud di Turbigo per arrivare dove la SS341 traversa il Ticino e va in Piemonte; dal suo ponte risaliremo  fino a chiudere il nostro anello su Turbigo, nuovamente a Est del Naviglio. 

Vista Naviglio

Fiume Ticino con vista del Monte Rosa

A ovest del Naviglio si passa quasi subito da una carrareccia lungo corso d’acqua (si passa un ultimo piccolo corso d’acqua all’altezza di una chiusa che forma un laghetto) per sbucare definitivamente su carrareccia in mezzo al bosco. Arrivando in prato aperto c’è un bivio: dei due tracciati “prendere quello che va nella direzione dei tralicci (ben visibili) dell’alta tensione”. Si trovano ogni tanto dei cartelli E1 in entrambe le direzioni. 

Si finisce così nuovamente su strada asfaltata rotabile e si prende a destra costeggiando, non oltrepassando il ponte per auto,  il corso d’acqua che sbarra la strada. Procedendo su rotabile parallela al corso d’acqua verso il Ticino, si avvista il ponte Tibetano sospeso. Dopo forse 200m si arriva al cospetto del seguente cartello.

Ponte sicuro a patto di attenersi alle istruzioni     

Ponte Tibetano

PONTE TIBETANO

Breve Storia

I ponti sospesi o tibetani nella maggior parte dei casi si trovano in alta montagna e permettono di superare gole alte e impervie. Alla località “Tre Salti” a Turbigo si trova l’omonimo ponte, costruito nel 2008 dal Parco Lombardo della Valle del Ticino. Il ponte si trova a circa 8 metri d’altezza sopra le acque del canale scaricatore della centrale idroelettrica. Si ispira ai ponti di tradizione tibetana, ma in una versione più moderna. Lungo 70 metri, è una struttura leggera ma stabile e sicura, formata da una passerella di assi in legno.

Il ponte sospeso permette di attraversare il canale scaricatore della Centrale Termoelettrica Enel di Turbigo. Si tratta di un ponte in acciaio e legno di lunghezza circa 70 m sospeso a 8 m dall’acqua. L’attraversata è avventurosa, ma sicura purché si rispettino le regole indicate dalla cartellonistica: bici alla mano, attraversamento in fila indiana 

(Fonte: https://natura.parcoticino.it/itinerari/item/305-ponte-tibetano.html).

Il sito è un intrico di canali artificiali come il canale industriale che proviene dal bacino ripartitore di Panperduto più a nord, da cui nasce anche il canale Villoresi e che per un tratto scorre parallelamente e poi devia decisamente verso est. Il Naviglio Grande che nasce a Tornavento, scorre anch’esso per un tratto parallelo al canale artificiale. 

Il fiume Ticino scorre su diversi alvei vivi e morti con meandri pronunciati e scavati nel terreno e tratti sassosi lineari frequentati da una ricca fauna uccelli in sosta. 

Fiume Ticino visto dal Ponte Tibetano

Superato il Ponte tibetano , sotto il quale ritorna al Ticino l’acqua usata a fini industriali, si arriva in 5’ finalmente a bordo Ticino che si dovrebbe poter seguire sullo storico sentiero E1, fino al Ponte sulla SS341. E’ il tratto come sempre più spettacolare e affascinante. Noi abbiamo trovato alcuni smottamenti, In tal caso, come abbiam fatto noi, non resta che tornare indietro rifacendo il Ponte Tibetano, che val la pena aver sperimentato comunque;  tornare sui 200 m di strada asfaltata; prendere a destra per il ponte per auto e seguire un sentiero alternativo  E1 un centinaio do metri più interno al bosco e certo meno spettacolare. In entrambi i casi si arriverà, in un altro tre quarti d’ora, al Ponte della SS341 la si attraverserà e ci si dirigerà verso Turbigo.

Nel caso nostro, dopo il ponte per macchine, quasi subito sulla destra abbiamo trovato il sentiero E1 più interno.  Nel sottobosco abbiamo sempre seguito il sentiero che ci ha sempre sostanzialmente tenuto paralleli al Ticino, anche quando non lo si vedeva. In prossimità del ponte sulla SS341 anche col sentiero E1 più interno si finisce col procedere vicini al fiume, finchè il bosco si dirada, si arriva ad una Colonia chiusa e,  passandole accanto, alla strada SS341.

La si attraversa e passando sotto il ponte che porta in Piemonte. Al di là della strada rotabile c’è un largo spiazzo erboso da cui si prende il sentiero che riporta a Turbigo. La guida qui è il muro della ferrovia sulla sinistra che dà la direzione verso Turbigo. Un ultimo quarto d’ora di sentiero ben tracciato e comunque con le case di Turbigo che forniscono  la direzione. Alla fine si sbuca sotto un ponte sotto la strada per automobili. E ci si trova nelle vie di Turbigo. Da questo punto altri 10’ e si arriva alla Stazione FS.

A proposito di ss341, percorribile in auto, se la si scende verso il Ponte sul Ticino (il punto più a sud del nostro “Anello”) e si svolta in una Strada Mulino Del Pericolo ci si arriva a pochi passi dal fiume; e si trova il Mulino del Pericolo che non possiamo non includere come terzo Punto di Interesse. 

Non possiamo anche se noi non l’abbiamo trovato nel nostro percorso a piedi lungo fiume  (Faremo meglio con un aggiornamento). Il paradosso è che ci si arriva in auto, chi ne avesse la curiosità può perseguire il Mulino come obiettivo separato:  in auto si arriva perché la località è ora adibita a Matrimoni o riservabile per Cerimonie (si può chiedere informazioni telefonando al 3738853249).. 

Di fatto il Pulsante Mulino del Pericolo fa arrivare una folata di Storia, che è stata fatta su queste rive. 

Le informazioni geografiche e storiche le abbiamo prese e si possono trovare in Wikipedia. 

IL MULINO DEL PERICOLO

Breve Storia

Una prima teoria sull’origine del nome è che per le continue esondazioni del Ticino e per il rischio ad esse legate, il Mulino sia stato chiamato “del Pericolo”. Una seconda, forse più veritiera, è quella legata alla presenza di briganti che periodicamente assaltavano i convogli carichi di merce provenienti dalla antica dogana austro-ungarica, situata non lontana dallo stesso mulino. Una terza teoria, la più affascinante, lega questo luogo alla figura di Napoleone Bonaparte, che il 31 Maggio 1800, corse proprio qui il “pericolo” di essere ucciso in battaglia, durante le prime fasi dell’episodio passato alla storia come il “Combattimento di Turbigo“.

Il quadro mostra i granatieri francesi schierati a protezione del loro primo console in attesa del primo violento attacco di cavalleria austriaca in prossimità del Mulino del Pericolo.

Durante “Il combattimento di Turbigo”, il primo console, Napoleone Bonaparte, mise piede in Lombardia, dopo aver attraversato il Ticino con l’avanguardia delle sue truppe, proprio in prossimità del Mulino del Pericolo. 

La conformazione del territorio, soprattutto la presenza del canale di irrigazione che alimentava la secolare ruota del mulino, permisero agli uomini della 70e demi-grade, di respingere una serie di reiterati attacchi di cavalleria austriaca, durante i quali il primo console, corse costantemente pericolo di esser isolato e ucciso. 

L’episodio viene raccontato nel diario del tenente cisalpino ANTONIO GIACOMO CORSO conservato presso la Biblioteca di Francia (“Manuscrit Italien 1574, fol. 71, Notice n. FRBNF30274244): “Rinvigorita però la truppa francese dalla presenza del primo console, il quale fattosi innanti con la sciabola nuda, richiamava tutta l’intrepidezza né suoi soldati; un colpo di cannone tedesco poco mancò che non togliesse la preziosa vita di quel grand’uomo troppo esposto ai perigli.”

Il 3 giugno 1859

Durante le prime fasi dell’episodio passato alla storia come “La Battaglia di Turbigo”, in piena notte, le truppe francesi costruirono il primo di una serie di tre ponti di barche sul Ticino, per far transitare velocemente tre battaglioni di truppe coloniali “Turcos”, proprio di fronte al “Mulino del Pericolo”. Ancora oggi sono visibili i pali infissi nel greto del fiume, usati dai genieri francesi come base per il fissaggio dei tre ponti sopracitati. In quei concitati giorni le truppe di Napoleaone III attraversarono il Ticino, un contributo con “la battaglia di Turbigo” prima e la “battaglia di Magenta” poi alla nascita dell’Italia come nazione.

Bibliografia

  • “Turbigo e la sua Storia” di Giuseppe Leoni, Comune di Turbigo – edizione 2008
  • “Contrade Nostre” di Giuseppe Leoni – edizione 1983
  • Ricerche storiche del prof. Franco Bertolli di Lonate Pozzolo

Il Restauro

Il mulino, negli ultimi anni, è stato radicalmente sottoposto a interventi di ristrutturazione e di restauro conservativo poiché, si presentava in pessime condizioni di conservazione, anche strutturali. Uno dei lavori effettuati, ha permesso di rimettere in funzione una delle ruote e di realizzare un impianto idroelettrico. Dai segni dello sfregamento della vecchia ruota mancante sui muri esterni, sono state ricavate le dimensioni originarie della ruota che è stata ricostruita. Il progetto della ruota e stato commissionato ad una azienda di carpenteria metallica di Magenta. La ruota è stata realizzata in metallo sulla base dei disegni delle ruote rimaste e dallo studio di altre ruote di mulini esistenti nella zona. Il peso totale della ruota è di circa una tonnellata e mezzo.

Naviglio Grande a Turbigo

Carta itinerario del percorso 

Anello anteriore Turbigo