Bereguardo →Motta Visconti
LUNGHEZZA
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kilometri
DISLIVELLO IN SALITA
Metri
Metri
QUOTA MASSIMA
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Metri
DIFFICOLTÀ
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ACQUA
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Piazza Garibaldi a Motta Visconti; piazza della chiesa alla Zelata
ITINERARIO
XII
BEREGUARDO
MOTTA VISCONTI
In questa escursione il Fiume Ticino ritorna protagonista con le sue anse naturali e meravigliose lanche. Per una migliore accessibilità il percorso è stato pensato a “ritroso”, da sud a nord: si partirà quindi dal centro di Bereguardo con visita al Castello Visconteo, Palazzo del Majno e alla Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio Abate, per poi dirigersi, attraverso i campi e costeggiando il bosco, allo storico borgo di Zelata.
In seguito riabbracceremo il Ticino risalendone il corso in direzione nord per approdare infine a Motta Visconti.
INIZIO
BEREGUARDO
Il seguente itinerario Bereguardo-Motta Visconti si discosta decisamente dal precedente Abbiategrasso-Morimondo in quanto viene completamente abbandonata l’Alzaia del Naviglio, per riavvicinarsi al Fiume Ticino. Si tratta di un percorso particolarmente indicato per una piacevole gita a piedi a differenza del precedente che risulta indirizzato ad un’utenza di ciclo-escursionisti. Per una maggiore comodità e una più facile accessibilità ai servizi pubblici è meglio eseguire il tragitto a ritroso, da sud a nord. Da Bereguardo, Comune di 2.641 abitanti del pavese nord-occidentale, visiteremo le Cascine Orsine, ci sposteremo verso il Ticino e, seguendone in parte l’andamento in direzione nord, raggiungeremo la località di Zelata ed infine, dopo aver ammirato alcune lanche del Fiume, a Motta Visconti per concludere il cammino. Bereguardo è facilmente raggiungibile in pullman sia da Milano che da Pavia. In particolare dal capoluogo lombardo è possibile prendere l’autobus Z509 dalla stazione della Metropolitana MM2 di Famagosta: il biglietto è acquistabile presso la macchinetta vicino all’edicola della metropolitana.
Da Pavia invece Bereguardo è facilmente raggiungibile via pullman (Linea 92 Autoguidovie) partendo direttamente dall’autostazione situata in prossimità della Stazione Ferroviaria di Pavia.
Una volta giunti a Bereguardo si consiglia dunque di partire dalla centralissima Via Castello lungo la quale si trova l’imponente Castello Visconteo che, circondato dai resti ancora visibili dell’antico fossato, sorge su un’altura naturale dominante la Valle del Ticino.
CASTELLO DI BEREGUARDO
Breve Storia
Le prime notizie relative a questo castello risalgono al 1351, quando temporaneamente ospitò la corte di Galeazzo II Visconti. E’ probabile che i Visconti acquistarono un qualche tipo di fortificazione e il villaggio dalla Mensa arcivescovile di Pavia, ma che piuttosto che usarlo a fini militari preferirono adibirlo a residenza di caccia nei vasti boschi che la circondavano, ricchissimi di selvaggina. E’ probabilmente a causa degli svaghi che vi si svolgevano e della posizione panoramica, che il castello prese il nome francese di Beauregarde, poi Bel Riguardo ed infine Bereguardo. Per questo motivo intrapresero lavori di restauro nel 1392 e poi ancora nel 1438. Nel 1448 Francesco Sforza cedeva il castello e la possessione di Bereguardo a Matteo Marcagatti Attendolo Bolognini, che a sua volta cedeva il castello di Pavia, di cui era castellano, ad Agnese del Maino, che era stata amante di Filippo Maria Visconti e dalla cui unione era nata Bianca Maria Visconti, sposa dello Sforza. Successivamente, nel 1450, lo Sforza, divenuto duca, cedeva gli stessi beni al proprio genero Giovanni Maruzzi da Tolentino. I Tolentino rimasero signori di Bereguardo fino al primo quarto del XVIII secolo, me nel frattempo il castello era stato frazionato tra i vari rami del casato. Nel 1897 l’ingegnere milanese Giulio Pisa, che nel frattempo aveva acquistato tutta la proprietà, donò il complesso al municipio di Bereguardo che ne è l’attuale proprietario e dove sono ospitati gli uffici comunali.
Descrizione
Il castello è posto su un lieve rilievo naturale dominante sulla valle del fiume Ticino di forma regolare quadrata, anche se la demolizione, forse già nel XVII secolo dell’ala nord-est, dei porticati interni, la cappella e una torre ne ha comportato la riduzione all’attuale pianta a U. Attorno all’edificio un fossato era alimentato dalle acque del vicino Naviglio di Bereguardo e probabilmente si accedeva all’interno della corte principale attraverso un ponte levatoio, di cui rimangono solo le tracce degli scassi per i bolzoni nella parte superiore della muratura. Sotto il coronamento a merli ghibellini, attualmente murati, si riconoscono le aperture originarie. Si segnala la bifora con l’elegante colonnina in marmo sulla facciata esterna all’angolo dell’ala sud-ovest, con il marchio FM ad indicare che i lavori furono intrapresi all’epoca di Filippo Maria Visconti. Oggi è difficile immaginare l’aspetto originale degli ambienti interni, riccamente addobbati da arazzi e dipinti, se non attraverso due inventari risalenti al 1516 e 1517 dei beni dei fratelli Ludovico e Giovanni Tolentino, che descrivono il complesso organizzato attorno al grande cortile centrale oltre ad altri cortili di servizio, dotato di porto con colonne marmoree e una “salla aperta”. Era costituito da due sale per le dame, una al piano inferiore e una a quello superiore, una sala grande vicino alla chiesa e un’altra nell’ala versa la piazza, una “camera regale”, riccamente decorata e con due ancone dorate (una dipinta a olio raffigurante la Vergine e una tela raffigurante S. Girolamo), la cappella dedicata a S. Nicola da Tolentino (nell’ala oggi distrutta), una stanza della torre, due cancellerie, stanze per il fattore e per il pretore, e poi locali di servizio come stalle, cucine, dispense e cantine. Nel Seicento alcune sale erano dipinte, come quella “dei falconi e degli astori”, probabilmente con scene di caccia come il nome sembra suggerire. Nell’Ottocento un visitatore dice di aver visto una scritta in tedesco, probabilmente il motto di Francesco Sforza “Mit Zait”, emblema scelto per sottolineare la virtù della pazienza in diplomazia.
Avanti solamente qualche decina di metri si può scorgere anche l’elegante Palazzo del Majno, edificio signorile barocco situato proprio di fronte all’ingresso del Castello. È possibile effettuare una visitata limitata esclusivamente ai soli esterni del Castello Visconteo.
PALAZZO DELL MAJNO
Breve Storia
Il Palazzo, costruito proprio di fronte all’ingresso del castello visconteo, fu costruito intorno alla metà del XVIII secolo in stile barocchetto lombardo come villa di delizia da Lorenzo Scagliosi Panizzari, rettore dell’Università di Pavia e lo cedette al marchese Giasone Del Majno di cui era stato tutore. Rimase tra i beni della famiglia fino alla fine del XIX secolo, quando passò in eredità ai signori Robolini di Pavia. Ancora oggi è di proprietà privata.
Descrizione
Il palazzo si presenta come un elegante edificio barocco, di simmetria rigorosissima, anche se purtroppo in cattive condizioni di manutenzione, da cui emergono i bei comignoli. Il corpo principale è caratterizzato da un porticato a cinque arcate al piano inferiore, fiancheggiato da due corpi laterali più bassi che, insieme alla recinzione verso strada pubblica, racchiudono un cortile d’ingresso di spiccato gusto barocco. Alle spalle dell’edificio padronale, chiuso alle estremità da due torrette angolari, si distende un grande parco, delimitato da muro di cinta e concluso a sud da due edicole settecentesche. L’edificio padronale con sale riccamente affrescate (in particolare la sala da ballo a doppia altezza, con suggestivi effetti acustici, e la prospiciente galleria) è disposto su due piani, oltre a piano cantina e vari ammezzati.
Purtroppo allo stato attuale tutto il complesso non è visitabile.
Fonte:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/PV240-00897/
Palazzo del Majno
In seguito si prosegua per Via Castello svoltando a sinistra in Via Ticino e camminando un paio di minuti si giunge all’imbocco di Via Sant’Antonio dove si erge la splendida Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio Abate. Quest’ultima è aperta al pubblico e visitabile: al suo interno, a destra dell’altare, si trova la cappella dedicata alla Madonna del Rosario.
CHIESA S. ANTONIO ABATE
Breve Storia
Una prima cappella venne edificata nel 1425 da Filippo Maria Visconti con il titolo di S. Antonio Abate (piccola ma forse a tre navate) e officiata da un frate Agostino del Convento di S. Pietro in Ciel D’Oro di Pavia e dipese dalla plebania di Trivolzio fino al XVI secolo quando acquisì diritti parrocchiali propri. A causa delle cattive condizioni strutturali già a metà del XVIII secolo fu ricostruita in stile barocchetto lombardo con interno a croce greco-latina. Fu quindi consacrata il 2 maggio 1875 dal cardinale Lucido Maria Parocchi, già Vescovo di Pavia. In tale occasione fu insignita della dignità di Arcipretura.
Descrizione
La facciata principale si presenta in mattoni a vista, con il campanile sul fianco sinistro alto 40 metri, su cui svetta la croce alta 2,80 m. All’interno si vede l’altare maggiore ligneo e due cappelle che chiudono i bracci trasversali della croce latina. Quella a destra è dedicata alla Madonna del Rosario e presenta, sotto l’altare in marmo giallo-nero, una mensa in cotto con paliotto dipinto a motivi floreali. Nella cappella corrispondente sul lato sinistro si trova il Crocifisso. All’incrocio tra navata e transetto si eleva la cupola a pianta ottagonale
Chiesa aperta al pubblico e visitabile rispettando la liturgia.
Successivamente si riprenda Via Sant’Antonio tornando indietro e girando alla prima a sinistra, imboccando Piazza Guglielmo Marconi. Si continui lungo Via Ticino in direzione sud-ovest proseguendo poi su SP 185. Si svolti a destra, poi a sinistra sempre lungo la medesima strada ed infine nuovamente a sinistra, dove dopo circa 25 minuti arriverete alle Cascine Orsine.
CASCINE ORSINE
Breve Storia
Giulia Maria Crespi, fondatrice di Cascine Orsine, colpita da cancro nel 1968, si rivolse ad un medico antroposofo che la indirizzò alla Lukas Klinik, una piccola clinica, vicino a Basilea, ad indirizzo steineriano, dove il cancro veniva curato con terapie principalmente basate sull’alimentazione. Lì imparò i criteri base di una sana alimentazione e si appassionò, attraverso libri ed esperienza diretta – la stazione sperimentale biodinamica del Goetheanum di Dornach – all’agricoltura biodinamica. La nascita dell’agricoltura biodinamica si può far risalire al famoso corso che Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, tenne a Koberwitz (Slesia), nel 1924, ad un gruppo di agricoltori, proprietari terrieri, che gli chiedevano come intervenire sulla fertilità e vitalità dei terreni. I consigli che Steiner diede agli agricoltori partivano dalla concezione che tutto ciò che esiste sulla Terra non è fatto solamente di materia, ma anche di un elemento spirituale che fluisce dal cosmo. L’agricoltore deve tenere conto di questo principio e si deve adoperare affinché nei suoi campi si crei la vita attraverso l’impulso delle forze cosmiche. Cascine Orsine è situata, con i suoi 650 ettari, nel Parco del Ticino, tra Bereguardo ed il fiume. Di questi, 350 sono coltivati, mentre la fascia lungo il Ticino è stata mantenuta a bosco e a lanche, oasi di rifugio di molte specie animali e una delle più estese garzaie d’Italia. L’azienda comprende anche i 120 ettari della Cascina Donzellina, situata ad una quindicina di chilometri. Il bestiame ammonta a 550 capi, di cui 200 bovini adulti da latte, 120 da carne ed i rimanenti bovini giovani in allevamento. Oltre alla produzione di prodotti alimentari, distribuiti anche direttamente al Consumatore nel punto vendita interno, l’azienda organizza ed ospita Seminari e Corsi sull’agricoltura biodinamica. Fa parte della catena di distribuzione NATURA SI https://www.cascineorsine.it/azienda/
Si tratta di un centro di agricoltura biodinamica steineriana fondato da Giulia Maria Crespi, membro della catena di distribuzione Natura Si. L’agriturismo è dotato di una ricca libreria, di un negozio di alimentari con prodotti a chilometro zero e di un ristorante. È suggerita una sosta alle Cascine prima di dirigersi verso il borgo di Zelata. Procedere in direzione nord-ovest prendendo Via Molino. Procedere seguendo il sentiero nella campagna, costeggiando il bosco e i campi, godendo di uno spettacolo unico di colori dai vividi contrasti. Dopo circa mezz’ora giungerete a Zelata, frazione di 250 abitanti del Comune di Bereguardo posta ad nordovest del centro abitato, per l’appunto in direzione di Motta Visconti. Zelata è uno storico borgo di contadini che in passato erano sempre stati al servizio di grandi proprietari terrieri: apparteneva alla Campagna sovrana di Pavia. A questo punto si consiglia di fare una sosta per il pranzo con un ottimo piatto caldo presso l’Osteria Zelata, Piazza della Chiesa 13, località Zelata, Bereguardo (PV). Dopo pranzo si riprenda il cammino alla volta della tappa finale, Motta Visconti.Zelata è uno storico borgo di contadini che in passato erano sempre stati al servizio di grandi proprietari terrieri: apparteneva alla Campagna sovrana di Pavia. A questo punto si consiglia di fare una sosta per il pranzo con un ottimo piatto caldo presso l’Osteria Zelata, Piazza della Chiesa 13, località Zelata, Bereguardo (PV). Dopo pranzo si riprenda il cammino alla volta della tappa finale, Motta Visconti.
Uscendo da Zelata piegare leggermente in direzione sud-ovest fino ad arrivare alla riva del Fiume Ticino, dove lo stesso presenta un’ampia ansa naturale, meraviglioso spettacolo visivo. In questo tratto ci sono diversi punti panoramici dai quali si può apprezzare il “gradino geomorfologico” che divide il terrazzo fluviale dal fondovalle. I piani collocati al di sopra di questi terrazzi sono quelli che hanno subito nel corso dei secoli le maggiori modifiche antropiche, in particolare con l’abbattimento di foreste per lasciare posto a coltivazioni. Il fondovalle invece, poco fertile, ha resistito a queste trasformazioni mantenendo le proprie caratteristiche naturali originarie e contribuendo, di conseguenza, alla sopravvivenza di una ricca biodiversità ambientale. Nei pressi dell’argine si possono infatti avvistare specie ornitiche come la Nitticora o la Garzetta, oltre ad altri esemplari di uccelli legati ad ambienti acquatici. Dopo aver visitato la prima importante ansa del Fiume tornare indietro rispostandosi nell’entroterra per proseguire sempre verso nord. In seguito girare a sinistra per riavvicinarsi nuovamente all’argine e proseguire in direzione nord lungo il sentiero parallelamente al corso del Ticino. Ci si imbatterà in altre anse e lanche di varia grandezza, in particolare nella Lanca Nuova e nella Lanca Girash, in un ambiente naturalistico di pregio alquanto suggestivo, arricchito dalla presenza di pioppeti decidui, uccelli e cigni. Si procederà con l’aggiramento di una zona di protezione speciale (ZPS). Passeremo nei pressi del Centro Parco Geraci, attualmente chiuso, per poi svoltare a destra in direzione nord-est e giungere nell’abitato di Motta Visconti, Comune di 8.037 abitanti situato nell’estrema punta meridionale della Provincia di Milano. Da qui è possibile fare ritorno mediante servizio pubblico di autobus a Milano (Z509 e Z516) e a Pavia (92). Per fare ritorno a Milano da Motta Visconti si consiglia di utilizzare le fermate del centro del paese.
Carta itinerario del percorso
Bereguardo – Motta Visconti


