Abbiategrasso →Morimondo

LUNGHEZZA
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kilometri

DISLIVELLO IN SALITA

Metri

DISLIVELLO IN DISCESA

Metri

QUOTA MASSIMA
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Metri

DIFFICOLTÀ
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ACQUA
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Casa dell’acqua di Abbiategrasso; via Pavese ad Ozzero

ITINERARIO

XI
ABBIATEGRASSO
MORIMONDO

Partendo da Abbiategrasso, tramite l’alzaia del Naviglio di Bereguardo, raggiungeremo prima Morimondo visitando la celebre Abbazia di S. Maria Nascente e poi il borgo di Fallavecchia, per poi fare ritorno ad Abbiategrasso per ammirare le conche del Naviglio. Si tratta di un’escursione ibrida Ticino-Naviglio, fortemente consigliata ad un’utenza di ciclo turisti.

INIZIO

ABBIATEGRASSO

Per un’interessante e piacevole escursione che vi porti da Abbiategrasso all’abbazia cistercense di Morimondo e infine a toccare l’antico borgo di Fallavecchia vi consigliamo di partire da Abbiategrasso , facilmente raggiungibile da Milano in treno e in autobus . Per compiere al meglio questa escursione ibrida Ticino-Naviglio, data la distanza del percorso e il territorio da esplorare, è assolutamente raccomandato utilizzare biciclette . Il tratto Abbiategrasso-Morimondo lungo l’alzaia del Naviglio di Bereguardo infatti si presta perfettamente al piacere di una pedalata facile su terreno pressoché pianeggiante. Se si parte dalla stazione ferroviaria, il nostro tragitto ha quindi inizio nel cuore di Abbiategrasso presso il Castello Visconteo Sforzesco , in Piazza Castello 31.

Basilica Santa Maria Nuova

Alla vista ci appare un’imponente fortezza fatta costruire nel 1277 da Ottone Visconti vescovo di Milano e successivamente trasformata dal primo duca di Milano Gian Galeazzo Visconti nel 1381, poi ristrutturata dagli Sforza. Il castello è visitabile durante gli orari di apertura della biblioteca o su richiesta per gruppi, con apposita procedura al Comune di Abbiategrasso (magari tramite la mediazione della Pro Loco di Abbiategrasso).

BASILICA SANTA MARIA NUOVA

Breve Storia

In città era un’abitudine molto diffusa in passato quella di fondare una associazione di laici con un nobile scopo per cui raccogliere fondi e nel 1317 fu fondata la Confraternita della Misericordia allo scopo di fornire una dote alle zitelle povere. La confraternita era formata da laici, ma come sempre accadeva era ispirata a principi cattolici e si poneva sotto la tutela di un santo protettore, quindi nel 1365 ebbe forza sufficiente per edificare una cappella per riunirsi, dedicandola alla Beata Vergine Maria della Misericordia. I lavori furono molto veloci e quando nel 1388 vi fu battezzato Giovanni Maria Visconti, erede del Ducato che era nato nel castello abbiatense, in omaggio all’importante evento i confratelli decisero di cambiare nome in S. Maria Nascente.

L’edificio si presentava in stile gotico lombardo, con facciata a capanna in mattoni, ed interno suddiviso in tre navate con copertura in capriate sostenute da archi acuti su pilastri in granito.

In seguito importanti famiglie abbiatensi ottennero la possibilità di edificare altari privilegiati e quindi corsero le cappelle lungo le navate laterali.

Attualmente l’interno si presenta con un aspetto settecentesco, grazie all’intervento dell’architetto Francesco Croce, lo stesso che costruì la guglia maggiore del Duomo di Milano, ma si riconoscono ancora tracce dell’aspetto antico nel frammento di affresco con S. Apollonia nella cappella absidale a sinistra e nel battistero, in cui sono stati riportati alla luce i graffiti originali con scene del martirio di S. Giovanni Battista, Evangelisti e figure di santi (ben riconoscibili S. Ambrogio, S. Lucio, S. Gerolamo).

Si segnala la presenza di una tela di Giovanbattista Crespi detto il Cerano nella stessa cappella dell’affresco di S. Apollonia. Si tratta di una delle sue prime opere, datata attorno al 1595, e raffigura la “Madonna col Bambino che dà il cordone a S. Francesco, Santi, Angeli e il pontefice Sisto V”, che in origine si trovava in una cappella del vicino convento dell’Annunciata oggi soppresso e di proprietà comunale. 

L’elemento di maggior impatto però è costituito dal quadriportico rinascimentale e il pronao tardo-cinquecentesco, opera dell’architetto Tolomeo Rinaldi, a protezione di un’immagine ritenuta miracolosa e inserita in facciata raffigurante una Madonna del Latte, attribuita alla scuola degli Zavattari.

Completa il complesso il vicino oratorio dell’Addolorata di proprietà della Confraternita del SS. Sacramento in cui si conserva una statua in cartapesta raffigurante la Madonna Addolorata (1675), che viene portata in processione durante la festa patronale di ottobre.

Dopo la visita, fortemente consigliata, si prosegue in direzione ovest verso l’incantevole Basilica Santa Maria Nuova sita in Via Giuseppe Borsani.

ORATORIO DI S. BERNARDINO DI ABBIATEGRASSO

Breve Storia

Proprio accanto la Basilica di S. Maria Nuova si trova l’oratorio di S. Bernardino edificato da due confraternite, quella dei Disciplini, che poi cambiarono nome intitolandosi a S. Bernardino e quella del SS. Rosario, che avevano lo scopo di dare cristiana sepoltura ai condannati a morti, per i quali si trova ancora l’altare nella prima cappella a destra entrando in chiesa.

La chiesa sostituisce una precedente cinquecentesca che era diventata troppo piccola per ospitare entrambe le congregazioni. Pertanto si decise nel 1614 di porre la prima pietra. Progettista dell’edificio fu mons. Mazenta e della facciata l’architetto Francesco Maria Richino. Il periodo però non era dei più felici per il Milanese, a causa delle pestilenze, in particolare quella del 1630, per cui, insieme a difficoltà economiche dei committenti, i lavori rallentarono e furono terminati soltanto nel 1740.

PORTICI DI PIAZZA MARCONI

Breve Storia

Si tratta dell’antica piazza del mercato medievale e pertanto dotata di portici a protezione dei venditori e dei loro clienti costruiti tra Quattrocento e Cinquecento.

Oggi è caratterizzata dal palazzo comunale, trasformato in edificio barocco nel Seicento e abbellito dall’architetto Francesco Croce nel Settecento.

Un angolo caratteristico è quello all’incrocio con via Borsani dove si trova un edificio con balconcino ligneo, ultima testimonianza di come si presentava il borgo in epoca quattrocentesca.

Prima di raggiungere la basilica, ci si ritrova ad attraversare gli storici Portici di Piazza Marconi , dove si trova anche lo storico palazzo comunale. Una volta entrati in Via Borsani, ci si troverà sulla sinistra l’ Oratorio di San Bernardino e, poco più avanti sulla destra, la già citata Basilica di Santa Maria Nuova. Una volta ammirato e meglio ancora visitato l’intero complesso comprendente oltre la chiesa anche il quadriportico e l’oratorio dell’Addolorata, si torna dunque verso Piazza Marconi per poi percorrere verso sud Corso San Martino.

Durante il percorso si passa a fianco alla cosiddetta Pia Casa degli Incurabili, centro di ricovero ora reparto geriatrico facente parte del complesso dell’Istituto Golgi Redaelli. Proseguendo verso sud scendendo lungo Via Pavia, si trova all’imbocco di Via Carlo Maria Maggi la cappella dell’Ecce Homo e, continuando ancora lungo la via, la chiesa di San Gaetano.

Si continua dunque per Via Maggi e poi sempre verso sud lungo la ciclabile a fianco della Strada Provinciale 183, fino a raggiungere il centro di Ozzero, un piccolo comune situato tra Abbiategrasso e Morimondo. Pedalando in Via dello Sport, seguendo la ciclabile, per un breve tratto si entra in via Due Giugno per poi prendere Via Venticinque Aprile per osservare dall’esterno il palazzo Centurione , edificio a metà tra villa e fortezza, per poi continuare verso sud e nuovamente deviare, stavolta in Via Cesare Battisti, per ammirare dall’esterno Villa Bianchi Calvi, conosciuta anche come il Castello di Ozzero .

A questo punto si continua lungo Via Roma per trovarsi sulla sinistra Palazzo Barzizza , poi a est lungo Via Pavese osservando, nell’ordine, Palazzo Cagnola , sede comunale, e poi l’interessante chiesa di San Siro costituita da un ampliamento della chiesa originale che si presenta così come se avesse due navate, quella di sinistra più antica e affrescata.

Castello Visconteo di Abbiategrasso, Abbiategrasso

CASTELLO VISCONTEO-SFORZESCO

Breve Storia

Mentre nell’VIII secolo Abbiategrasso era descritto come vicus, nel testamento (1034) di Ariberto d’Intimiano, arcivescovo di Milano, tiene il titolo di castrum, ad indicare una maggiore importanza e la presenza di una fortificazione, che attualmente non esiste più, ma che viene descritto nelle fonti “castrum margazario” e che certamente era di proprietà arcivescovile. Questo castello fu distrutto dal Barbarossa nel 1167.

Alla fine del Duecento, probabilmente, venne edificato l’attuale, ampliato e restaurato nel Trecento da Azzone Visconti e ulteriormente trasformato dal primo duca di Milano Gian Galeazzo Visconti nel 1381. Giusto in tempo per celebrare la nascita del suo erede Giovanni Maria Visconti il 7 settembre 1388 tra le stanze del rinnovato castello.

Ma è soltanto con Filippo Maria Visconti nel 1438 che si intraprese la maggior parte delle opere di abbellimento, che caratterizzano il castello ancora oggi. Ormai si era persa da tempo ogni originaria funzione difensiva dell’edificio e la vicinanza a Milano, unita alla sicurezza del trasporto via Naviglio Grande, avevano convinto il duca scegliere Abbiategrasso come residenza favorita. In un edificio separato, ma convenientemente collegato al castello aveva sistemato anche la propria amante Agnese del Maino, che qui aveva educato la figlia Bianca Maria Visconti.

Già dal Trecento il castello aveva una assunto una spiccata nota femminile, da quando Galeazzo II Visconti l’aveva donata alla moglie Bianca di Savoia, stabilendo una tradizione seguita da tutti i duchi sia Visconti che Sforza: il borgo e il castello di Abbiategrasso diventavano dono di nozze alla duchessa.

Quando nel 1450 Bianca Maria Visconti e il marito Francesco Sforza divennero duchi di Milano, Agnese del Maino insieme alla consuocera Lucia Terzani continuò a risiedere ad Abbiategrasso e ad allevare i figli della coppia.

Oltre ad un ambiente rilassato la propensione degli Sforza a risiedere ad Abbiategrasso è da cercare anche nel desiderio di valorizzare le proprie radici viscontee a fini propagandistici. Ecco perché troviamo di frequente Galeazzo Maria Sforza e Bona di Savoia nel castello e perché vi nacque l’erede Gian Galeazzo Maria il 20 giugno 1469, come si legge ancora in un graffito nelle sale del primo piano.

A partire dal 1480 il castello divenne residenza stabile della duchessa vedova Bona di Savoia, cacciata da Milano dal cognato Ludovico il Moro in modo da poter gestire la reggenza per conto di Gian Galeazzo Maria Sforza e diventare poi anche di fatto duca di Milano alla morte del nipote.

Successivamente riassunse la sua importanza militare e il territorio fu teatro di scontri tra il 1524 e il 1527 tra Francesi e Spagnoli.

Infine, per ragioni di economia spicciola, nel 1658 il Governatore Spagnolo ne decise la demolizione, ma avviati i lavori (furono distrutte tre torri, mozzata la quarta e demolito il lato meridionale) e non avendo fondi sufficienti per terminarli il Governatore preferì cedere le rovine a privati, che lo convertirono in “casa da nobile”. Nel 1862 il Comune lo acquistò per farne un deposito militare, poi sede scolastica e di varie associazioni, del museo civico ed infine l’attuale sede della biblioteca comunale e della Sala Consiliare.

Dal punto di vista artistico bisogna segnalare l’eleganza delle bifore, soprattutto quelle del lato settentrionale e alcune tracce della decorazione quattrocentesca nel cortile interno e in alcune sale del primo piano, dove emergono a tratti anche tracce di quella trecentesca. Interessanti anche i graffiti collocati all’ultimo piano dove una volta si trovavano le prigioni.

Il castello è visitabile durante gli orari di apertura della biblioteca o su richiesta per gruppi con apposita procedura al Comune di Abbiategrasso.

Si ritorna dunque, stavolta verso nord, su Via dello Sport per poi svoltare a destra e seguire Strada Bugo per attraversare l’omonima Cascina Bugo . A questo punto, superata con cautela la statale, grazie al semaforo a chiamata, si raggiunge finalmente l’alzaia del Naviglio di Bereguardo , dove è possibile ammirare le diverse Conche lungo tutto il Naviglio. La prima, appena raggiunto il canale, è proprio Conca Bugo , ma proseguendo poi verso sud si trova anche la Conca di Morimondo . Poco prima di Cascina Fornace si incrocia anche il Fosson Morto .

LA BATTAGLIA DEL FOSSON MORTO

Breve Storia

La vicenda si inserisce nel lungo elenco di battaglie combattute da Federico II contro Milano per cercare di ristabilire il dominio imperiale sulle città dell’Italia Settentrionale che avevano acquistato una certa autonomia fin dai tempi del nonno Federico Barbarossa. Grazie alla battaglia di Cortenuova (1237) l’imperatore pretese la resa incondizionata di Milano, che però si rifiutò e scelse di combattere nuovamente. Nell’ottobre 1239, a pochi chilometri da Morimondo, le truppe di Federico II guidate dal marchese Manfredi II Lancia furono sconfitte da quelle milanesi comandate da Ottone di Mandello. Rifiutando di darsi per vinto, Federico restò accampato in questa posizione fino al 23 ottobre, in attesa dell’esito della manovra che il marchese Manfredi II Lancia con le milizie pavesi rinforzate da tedeschi e da altri contingenti ghibellini piemontesi stava tentando sulla sinistra tra Lacchiarella, Casorate Primo e Besate. Come già successo in passato i Milanesi furono agevolati dalla rete dei canali costruiti nella pianura lombarda. Infatti si erano attestati dietro al Fosson Morto, un canale di raccordo del fiume Ticino con un altro canale detto Ticinello. Il fossato era munito e fortificato con tutto ciò che era stato possibile reperire sul posto comprese le porte e le travi dei tetti degli edifici dei dintorni. La difesa era affidata a Ottone di Mandello che aveva ai suoi ordini milizie milanesi e gli abitanti di Magenta e Corbetta. In un primo momento sembrò che la sorte dovesse favorire le truppe imperiali, ma con uno stratagemma Ottone da Mandello le attirò al di là del guado presso Basiano, dove più facile era il passaggio, e le attaccò di sorpresa. Le truppe ghibelline si diedero alla fuga, ma ancora il canale divenne una trappola: prima per aver rallentato l’avanzata dividendo in due le truppe e frenando la cavalleria, poi ostacolando una rapida ritirata che causò la morte di molti soldati. Compreso quanto fosse di impedimento lo sbarramento delle acque, gli imperiali tentarono di cambiare il corso delle acque del Ticinello che avevano inondato il Fosson Morto ma la loro manovra fu sventata dagli abitanti di Corbetta e di Magenta, guidati da Guglielmo Tenca di Castelletto Ticino. Federico II, non riuscendo a superare la barriera di acqua, spostò completamente la zona delle operazioni militari. Il 23 di ottobre si avviò verso Orio dove si accampò. Sperando di attirare allo scoperto i Milanesi e di batterli sul campo, si spinse verso il Po, ma essi, con un ennesimo lavoro di idraulica, sfruttando i fiumi in piena, inondarono il campo degli imperiali.  Il 6 novembre l’Imperatore abbandonò definitivamente l’impresa e si ritirò su Lodi dove sciolse l’esercito.

Si “scende” quindi lungo il Naviglio fino alla Conca dei Bardan , e qui si svolta a ovest seguendo una strada che porta fino all’antico borgo di Fallavecchia di Morimondo , piccola frazione dell’omonimo Comune. Il borgo risale probabilmente all’epoca longobarda e i principali punti di interesse sono la Chiesa di San Giorgio che riprende in parte lo stile architettonico dell’Abbazia di Morimondo e l’ Oratorio di San Rocco dedicato al protettore degli appestati, al cui interno si trovano affreschi attribuiti alla scuola di Aurelio Luini .

CASCINA FALLAVECCHIA DI MORIMONDO

Breve Storia

La fondazione del borgo risale probabilmente all’epoca longobarda se si considera il toponimo derivato appunto dal longobardo Fara Vetula (la fara era un’istituzione longobarda viene dal latino e ne indicherebbe l’antichità). La prima citazione scritta dell’esistenza del borgo risale ad ogni modo al 1121 quando un tale Ottone di Fallavecchia viene citato in un negozio con Giovanni “del luogo di Besate”. Assieme alla frazione di Coronate ed alla comunità di Morimondo, Fallavecchia fu sin dal medioevo un centro di produzione agricola assoggettato alla locale abbazia cistercense che nel Seicento provvide alla costruzione dell’attuale chiesa interna alla grande corte cinta da mura. Nel 1558 la comunità di Fallavecchia risulta compresa nella pieve di Corbetta e già nel 1751 viene registrata la presenza di 515 abitanti. In base al censimento voluto nel 1771 dall’imperatrice Maria Teresa, Fallavecchia contava 570 anime.  Alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1805 risultava avere 534 abitanti. Nel 1809 un regio decreto di Napoleone gli annesse il comune soppresso di Basiano, ma nel 1811 non solo questa decisione fu annullata, ma Fallavecchia fu a sua volta incorporata a Besate. Il comune di Fallavecchia fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo spostato in provincia di Pavia. Resosi conto dell’antieconomicità di quest’atto, nel 1841 il governo austriaco decise la definitiva soppressione dell’amministrazione comunale, stabilendo però stavolta la fusione con Morimondo. Nell’Ottocento il borgo venne dotato anche di una scuola elementare, edificio lungo la strada principale che oggi è sede di un laboratorio teatrale.

Monumenti e luoghi d’interesse

​La Chiesa parrocchiale di San Giorgio

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La chiesa parrocchiale di san Giorgio di Fallavecchia è stata costruita nel XIII secolo, dopo il completamento della chiesa abbaziale di Morimondo, ad opera degli stessi monaci cistercensi. Esternamente, infatti, la chiesa di Fallavecchia riprende pedissequamente i canoni stilistici della chiesa madre di Morimondo con una facciata a capanna che comunque differisce dalla complessità della grande struttura morimondese.

Come per la chiesa abbaziale, nei pressi del portale venne aggiunto nel Settecento un piccolo pronao a quattro colonne, mentre già dal secolo precedente erano stati rifatti completamente gli interni che hanno perso l’originale struttura in mattoni a vista voltati a vantaggio di un soffitto a cassettoni decorato ancora oggi visibile. L’altare maggiore e gli elaborati altari laterali a stucco, vennero realizzati nel Settecento. A questo periodo risale anche il campanile con la cupola “a cipolla”. All’interno della chiesa si trova una Madonna con Bambino scolpita su tavola in altorilievo che fu protagonista di due eventi miracolosi, uno il 4 marzo 1512 ed uno il 3 agosto 1514 quando l’immagine venne vista da molti piangere lacrime di sangue. Dopo più di mezzo secolo dagli eventi e con concorso di popolo, San Carlo Borromeo decise di erigere Fallavecchia a parrocchia nel 1569 e la chiesa, dopo accurati restauri e rifacimenti, venne riconsacrata nel 1573. Presso la chiesa parrocchiale nel 1574, su impulso dello stesso cardinale Borromeo, sorse la Confraternita del Santissimo Sacramento che fece costruire di fianco alla chiesa un piccolo oratorio per le proprie funzioni.

L’Oratorio di San Rocco

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Costruita appena fuori dall’abitato, la piccola chiesa di San Rocco sorge oggi sullo svincolo viario principale che attornia le mura della cascina grande di Fallavecchia. Edificata nel XV secolo, la chiesa venne dedicata a San Rocco, protettore degli appestati, e la sua posizione isolata rispetto alle abitazioni del nucleo chiuso di Fallavecchia fa sospettare che essa dovesse servire come lazzaretto per i lavoranti della grangia locale, a partire dalla peste del 1575. Della struttura originaria si conserva però solo la parte absidale, mentre l’aula della cappella sembrerebbe un’aggiunta tardo cinquecentesca dal momento che ancora nella visita pastorale del 1566 esso viene descritto come una semplice edicola devozionale. È per questo motivo che anche esternamente l’abside si presenta piatta anziché stondata come nella maggior parte dei casi analoghi del periodo. La struttura è decorata con archetti pensili dal tetto, mentre la facciata è completata da un portale con sobrie decorazioni, sormontato da un rosone oggi murato che dava luce all’altare. All’interno si trovano dipinti ascrivibili alla scuola di Aurelio Luini dell’ultima metà del XVI secolo, pesantemente rimaneggiati nel corso dell’Ottocento, tra cui un “San Rocco” dedicatario della cappella, un “San Sebastiano” ed una “Crocifissione con Maddalena e San Giovanni Battista” forse del 1579. Tra le lunette interne è presente anche una decorazione con una processione di confratelli in adorazione il che farebbe supporre che la chiesa venisse utilizzata dalla locale confraternita del Santissimo Sacramento come oratorio.

Chiesa di San Giorgio, Fallavecchia di Morimondo

Alzaia Naviglio di Bereguardo

Vi consigliamo quindi una piccola pausa, nella quale potreste rifocillarvi in una delle trattorie storiche. Finito di riposarvi vi sarà possibile rimettervi in marcia verso l’ultima tappa del nostro itinerario: Morimondo. È quindi il momento di procedere ad ovest lungo Via Ospedale Maggiore per raggiungere in una ventina di minuti il Molino dell’Ospitale e quindi “risalire” verso nord, incrociando di nuovo il Fosson Morto. Seguendo l’andamento della strada si costeggiano alcune proprietà che sono tipiche cascine lombarde e nel frattempo potrete ammirare uno stupendo paesaggio agreste, composto da risaie e campi di soia. Entrerete così nell’abitato di Morimondo, comune situato nell’estrema propaggine sud-occidentale della Provincia di Milano, ed in particolare arriverete subito a fianco all’ Abbazia S. Maria Nascente di Morimondo .

ABBAZIA S. MARIA NASCENTE DI MORIMONDO

Breve Storia

Il 4 ottobre 1134 giungono dall’abbazia cistercense di Morimondo in Borgogna dodici monaci guidati dall’abate Gualchezio che si stabiliscono nelle campagne di Coronate, oggi frazione di Morimondo. Dopo due anni lasciano il primo insediamento per stabilirsi nell’attuale monastero che si sviluppa su ben quattro livelli lungo un pendio naturale che collega la valle del Ticino con la pianura irrigua. L’arrivo dei monaci cambia la storia del villaggio che già esisteva e che si chiamava Faruciola, di chiara origine longobarda, e che assumerà poi il nome di Morimondo. L’ultimo edificio del complesso monastico ad essere stato realizzato fu la chiesa, iniziata nel 1182 e terminata nel 1296, dopo numerose traversie, dovute anche alla posizione geografica del monastero, a metà strada tra Milano e Pavia che nel XII e XIII secolo erano in conflitto tra loro. Oggi, dopo la soppressione monastica del 1797 la chiesa è la parrocchiale del paese ed è liberamene visitabile, tranne durante le funzioni religiose. Di particolare pregio sono il cinquecentesco coro ligneo nell’abside e un affresco attribuito alla scuola di Luini (1515) raffigurante la Madonna in Trono con Bambino, S. Giovannino e S. Benedetto e S. Bernardo che si trova nel transetto meridionale vicino alla scala di accesso all’antico dormitorio dei monaci.

Descrizione

L’abbazia si sviluppa su quattro livelli lungo un terrazzamento naturale della valle del fiume Ticino. La parte museale generalmente aperta al pubblico è l’ala est, detta dei monaci coristi, in cui si segnalano. La sala dei fondatori, due sale da lavoro dei monaci coristi, e al livello del chiostro, la sala capitolare e il refettorio. Infine il piano del dormitorio. I locali dei due palazzi settecenteschi eretti a ridosso della chiesa e sopra l’ala ovest ospitano gli uffici comunali, una piccola galleria d’arte, il museo Angelo Comolli e la sede della Fondazione che si occupa della valorizzazione del monumento.

L’abbazia è visitabile. La chiesa è aperta al pubblico secondo gli orari stabiliti dalla Parrocchia. I locali interni dell’abbazia sono aperti come museo e le visite sono curate dalla Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo.

https://www.abbaziamorimondo.it

Il complesso religioso si sviluppa su quattro livelli lungo un terrazzamento naturale della valle del Fiume Ticino: la chiesa è un esempio di architettura cistercense che passa dal romanico al gotico, il chiostro rinascimentale è formato da una corte chiusa, con portico sui quattro lati. La chiesa è visitabile secondo le modalità e gli orari previsti e costituisce il luogo di interesse più rappresentativo dell’intero percorso, comprendendo oltre che la chiesa, aperta liberamente al pubblico, anche i locali interni come la sala capitolare, le sale da lavoro dei monaci disposte su più piani e il loggiato meridionale.

Abbazia S. Maria Nascente di Morimondo

Dopo la visita, seguire verso nord lungo la Via Fratelli Attilio per poi svoltare a destra in Via Venticinque Aprile, a sinistra in Via Erminio Pampuri e poi di nuovo a destra in Via Roma. A questo punto, superata la strada statale con l’aiuto del semaforo a chiamata, bisogna seguire la via, costeggiando Cascina Angela, fino a raggiungere nuovamente il Naviglio di Bereguardo.

CASCINA BUGO, OZZERO

Breve Storia

Attualmente la cascina Bugo, fa parte dei beni dell’Ospedale Maggiore di Milano, come la gran parte delle cascine a sud di Milano, per ordine di S. Carlo Borromeo, in modo da provvedere da fornire all’ospedale le rendite sufficienti a garantire la cura gratuita dei poveri.

Dalle visite pastorali tra Cinquecento e Seicento sappiamo che vi si trovavano due oratori, entrambi in cattive condizioni di manutenzione: la cappella del Crocifisso e quella di S. Caterina. Mentre la seconda fu sconsacrata, la prima fu ristrutturata, così come la vediamo oggi e decorata con gli affreschi sull’altare e sulla volta, per essere intitolata a S. Sebastiano. La dedicazione è da mettere in relazione con la peste del 1576.

Oggi è intitolata a S. Francesco.

E’ semplice a questo punto tornare ad Abbiategrasso lungo l’alzaia del Naviglio di Bereguardo e terminare l’escursione presso la suggestiva Chiesa di San Rocco , in Via Mazzini 45 e, dopodiché, tornare alla stazione ferroviaria.

Terza conca del Naviglio di Bereguardo

CONCHE SUL NAVIGLIO DI BEREGUARDO

Breve Storia

Nel 1437 per ordine di Filippo Maria Visconti iniziarono i lavori per l’escavazione di un Naviglio che da Abbiategrasso doveva raggiungere Pavia attraverso Bereguardo, da cui prese il nome.

In breve tempo però il tratto da Bereguardo a Pavia si è rivelato molto problematico a causa del fondo sabbioso ed è scomparso. Ciò che rimane oggi è il tratto Abbiategrasso-Bereguardo, lungo 18,85 km, con una caduta d’acqua di 24,766 m, per superare la quale si è reso necessario realizzare ben 12 conche (una ogni 1,7 km), rendendo questo canale piuttosto simile ad una “scala”. Lo sforzo ingegneristico fu certamente ingente, ma conveniente, perché la direzione delle merci andava da Pavia a Milano e quindi in salita e il commercio principale era quello del sale, che è più pesante dell’acqua ed utilizzato in forti quantitativi, soprattutto per la conservazione del cibo prima dell’invenzione del frigorifero. Dai documenti risulta evidente che la prima conca ad essere realizzata nel 1438 è la quarta, detta di Morimondo. Pertanto va chiarito che Leonardo da Vinci, che non era ancora nato, non può avere inventato le conche, che comunque attirarono la sua attenzione e per le quali può avere studiato delle migliorie, mentre era alla corte del Moro. A partire dal 1819, con l’inaugurazione del Naviglio Pavese, il Naviglio di Bereguardo cessò del tutto il servizio di navigazione, mantenendo però ancora oggi la sua destinazione irrigua per la campagna circostante.

CHIESA DI S. ROCCO E RIPA DI NAVIGLIO

Breve Storia

La chiesa di S. Rocco sorge all’incrocio tra il canale derivato dal Naviglio Grande a Castelletto, che serviva ad alimentare il fossato lungo i bastioni delle mura urbane, oggi demolite, e il Naviglio di Bereguardo, in prossimità dell’antica darsena. Purtroppo nel 1933 il “piccone risanatore” di Mussolini ha colpito anche il sistema idraulico di Abbiategrasso, ricoprendo di asfalto i canali e la darsena, alterando il percorso del Naviglio di Bereguardo in modo da potersi alimentare a Castelletto e ricongiungersi alla prima conca al percorso originario.

Di questa travagliata vicenda rimangono alcuni palazzi nobiliari sul lato settentrionale dell’attuale via Mazzini (Palazzo Corio Litta e Palazzo Citterio-Sala-Cocini tra tutti), la denominazione tradizionale di Ripa di Naviglio a tutto il viale e immediati dintorni e il nome Darsena a tutto il quartiere.

La chiesa, a navata unica, venne edificata per iniziativa popolare nel 1631 per celebrare la cessazione della famosa peste manzoniana, che aveva ucciso un terzo della popolazione, e pertanto intitolata a S. Rocco, uno dei santi patroni che vengono invocati contro le pestilenze.

All’interno, sulla sinistra incontriamo una tela raffigurante il Crocifisso tra i Santi Luigi, Carlo, Anna e Antonio datato fine Seicento inizi Settecento, mentre poco oltre, protetto da un’anta in vetro, si trova pure un bel busto devozionale in terracotta raffigurante S. Carlo Borromeo.

Sulla destra invece una statua della Madonna Immacolata, che prima del restauro, era inserita in una finta grotta di Lourdes.

Ma l’elemento di maggior pregio è la tela d’altare raffigurante S. Rocco, e soprattutto la bella cornice barocca.

Carta itinerario del percorso Abbiategrasso – Morimondo